giovedì, 21 Gennaio, 2021
Politica

Dpcm Natale, vince la linea del rigore. Chi potrà spostarsi e come

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Nel governo starebbe vincendo la linea del rigore, poche concessioni a Natale e Capodanno, piste da sci rigorosamente chiuse e limitazioni agli spostamenti fra regioni.

Sarebbe questa la linea sostenuta con forza dal ministro della Salute Roberto Speranza e che dovrebbe essere ufficializzata con il nuovo Dpcm del 4 dicembre. Ciò nonostante tutta l’Italia, grazie all’abbassamento della curva dei contagi, dovrebbe diventare a stragrande maggioranza gialla. Ma il governo non vuole rischiare, e molto probabilmente saranno consentiti gli spostamenti fra regioni soltanto per studenti e lavoratori che rientreranno nella propria residenza per trascorrere il Natale con i genitori. Sarà necessaria un’autocerficazione che attesti lo spostamento per esigenze di ricongiungimento familiare. Il che escluderebbe la possibilità che una famiglia possa spostarsi da una regione ad un’altra per passare le feste con i parenti, raggiungere le seconde case o andare in vacanza. Ovviamente non ci saranno obblighi per le famiglie, ma la forte raccomandazione sarà quella di non ricevere in casa più di otto persone. Obbligo di chiusura invece per i locali pubblici che non potranno organizzare cenoni, feste e veglioni.

Niente da fare per gli impianti sciistici, il rischio secondo gli esperti resterebbe troppo alto e potrebbe favorire una nuova diffusione del contagio soprattutto da parte di chi, dopo aver trascorso la settimana bianca, rientra a casa. Al punto che, per chi si sposterà all’estero per andare a sciare, potrebbe essere obbligatoria al rientro una quarantena di almeno due settimane. Si starebbe valutando di inserire nella lista dei Paesi a rischio anche Svizzera e Austria, guarda caso proprio quelli confinanti più interessati all’esodo da parte degli amanti dello sci italiano.

Uniche concessioni riguarderebbero l’apertura dei centri commerciali nel weekend e l’apertura continuata dei negozi fino alle 22, con spostamento dell’inizio del coprifuoco alle 23, e un ulteriore spostamento oltre le 24 limitatamente alla notte di Natale e di San Silvestro. Provvedimenti che comunque potranno essere revocati in qualsiasi momento qualora la curva dei contagi dovesse tornare a salire.

Resta il braccio di ferro sulla scuola. Il ministro dell’Istruzione Azzolina vorrebbe riaprire gli istituti superiori già dal 9 dicembre, ma gli esperti ritengono che non sia prudente farlo e sarebbe preferibile rinviare tutto a dopo le feste. Provvedimenti che non trovano d’accordo le Regioni, soprattutto quelle del Nord, che vorrebbero una maggiore flessibilità per gli spostamenti e l’apertura delle piste da sci per incrementare il turismo invernale. Ma su questi due punti sembra che non vi saranno margini di trattativa.

Stanno facendo molto discutere le dichiarazioni di alcuni esponenti del governo e della maggioranza, a detta dei quali chi chiede di favorire gli spostamenti e di consentire l’attività sciistica mancherebbe di rispetto agli oltre 800 morti per Covid degli ultimi giorni. Il che però equivarrebbe a dire che chi fuma mancherebbe di rispetto ai morti di cancro, o che chi sogna di farsi l’auto nuova offenderebbe la memoria delle migliaia di vittime della strada. Forse è giunto il momento di smetterla, una volta per tutte, di criminalizzare i cittadini, soprattutto gli operatori economici, che legittimamente chiedono di poter lavorare in sicurezza, fino a farli sentire responsabili per le morti dell’ultimo periodo. Perché se è doveroso rispettare le vittime del Covid, non si può pretendere che chi lavora non rivendichi il diritto di sopravvivere anche economicamente.

(Lo_Speciale)

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