sabato, 23 Ottobre, 2021
Manica Larga

Mind the gap: il lavoro del futuro viene dalle startup tecnologiche

Il Covid abbassa le saracinesche e accende l’economia digitale. In Europa, per esempio, la pandemia ha spinto sempre più consumatori online. A confermarlo la società di consulenza McKinsey che ha rilevato un incremento del 13%, rispetto al periodo pre-pandemico, in termini di ingaggio tra consumatori e aziende via Internet, con punte del 28% in Germania. Un cambiamento di routine che ha posto le nostre abitazioni al centro dell’economia digitale. Secondo recenti stime di Visa, infatti, i consumatori hanno trasformato le proprie case in veri e propri centri personali di commercio al punto che negli Stati Uniti, per esempio, il numero degli online shoppers è raddoppiato nell’ultimo anno.

Il ruolo chiave del web nel disegno dell’economia che verrà è centrale anche sotto altre prospettive. Infatti, il web diventa sempre più anche il luogo dove le aziende innovative nascono. Volando al di qua dell’oceano, per esempio, in Basilicata si registra il più alto tasso di startup innovative immatricolate sul web, l’88,5% sul totale, secondo gli ultimi dati trimestrali del Ministero dello Sviluppo Economico. Non si tratta di un caso isolato, seppur in un quadro generale di disomogeneità territoriale, ma rappresenta insieme ai valori di altre regioni svantaggiate come Sardegna, Calabria e Puglia una chiara opportunità di sviluppo.

Questo snellimento procedurale, infatti, si pone quale stimolo per agevolare la creazione di impresa innovativa, essenziale da un lato a incrementare il livello di competitività del sistema economico e, dall’altro, a sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro. Per i quali tuttavia bisogna farsi trovare pronti.

Rivela infatti uno studio supportato dall’Unione Europea e condotto dalla società di market intelligence Dealroom in collaborazione con Sifted, testata dedicata al mondo delle startup di proprietà del Financial Times, che in Europa è in atto un effetto “palla di neve” secondo il quale se da un lato le startup tecnologiche stanno progressivamente diventando il motore per la creazione di posti di lavoro – con oltre 3 milioni di nuovi assunti nel 2025, pari a un tasso annuo di crescita del 10% dal 2016 -,  dall’altro per stare al passo coi tempi sarà determinante possedere le skills tecniche per essere della partita. Non è un caso che, per esempio, un numero sempre crescente di professori universitari esperti di intelligenza artificiale stia lasciando l’accademia per migrare nel big tech.

Detto in altri termini, siamo nel bel mezzo di un cambiamento epocale che a diverse latitudini vede coinvolti tutti i protagonisti della catena del valore, per usare un’espressione 1.0: dai governi agli imprenditori passando per investitori, lavoratori e consumatori, è un intero sistema che necessita di essere accompagnato.

Come ha spiegato in modo chiaro in una recente intervista rilasciata a L’Espresso il Presidente del Fondo Nazionale per l’Innovazione di Cassa Depositi e Prestiti, Francesca Bria: “Oggi investire in ricerca e innovazione, con una strategia coordinata, è ancora più necessario per riconfigurare le nostre economie e società ed è cruciale per far ripartire il Paese, con uno sguardo verso il futuro.”

Insomma, si tratta di una vera e propria chiamata collettiva. Sta a noi fare sinergia e rispondere.

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