martedì, 22 Settembre, 2020
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Sotto una buona stella

Decarbonizzazione must dei Recovery Plan UE

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Il Governo è al banco di prova del Recovery Plan, stretto tra tempi che si stanno riducendo e le opposizioni che fanno pressing cavalcando le linee guida della Francia che ha già fatto i “compiti a casa” presentando un suo piano di attuazione ai primi di settembre.

Fattor comune di ogni piano che presenteranno i paesi europei dovrà essere l’impiego del 30% dei fondi assegnati per la transizione ecologica. Così il Governo annuncia 7 ambiti di interesse strategico per il Paese e tra questi la “rivoluzione verde e transizione ecologica: investimenti per l’European Green Deal, decarbonizzazione dei trasporti, qualità dell’aria. Efficienza energetica, economia circolare, valorizzazione sostenibile del patrimonio culturale”. 

Di decarbonizzazione parla anche il piano presentato dalla Francia  che sceglie di destinare 7 miliardi alla riduzione di CO2 dagli edifici e trasporti e investire altri 2 miliardi in idrogeno generato da fonti rinnovabili.

In effetti senza decarbonizzazione crolla l’intera impalcatura della transizione ecologica: per decarbonizzazione si intende il processo di riduzione del rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti di energia a favore quindi di fonti energetiche meno impattanti a livello di emissioni.  

Ma quanto incidono le emissioni attuali nell’ambiente?

Il lockdown di questo anno ha condotto ad un effetto inatteso, ha spostato in avanti di 20 giorni l’Earth Overshoot Day ma si è calcolato anche che una riduzione del 50% delle attuali quote di carbonio, farebbe slittare in avanti la data di inizio sovrasfruttamento della terra di ben 93 giorni. 

L’UE, ben conscia dell’urgenza di una controtendenza nello sfruttamento delle risorse del pianeta, si è posta obiettivi importanti da raggiungere entro il 2030: una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra, il raggiungimento di una quota pari al 32% di energia da fonti rinnovabili e un miglioramento almeno del 32,5% dell’efficienza energetica. Per raggiungere questi obiettivi gli Stati membri sono tenuti ad adottare piani nazionali integrati per l’energia e il clima nel periodo 2021-2030. 

La sfida è davvero imponente, il Ministero dello Sviluppo Economico nel Piano Energia dichiara che raggiungere questi obiettivi “…comporterà, nel settore elettrico, oltre che la salvaguardia e il potenziamento del parco installato, una diffusione rilevante sostanzialmente di eolico e fotovoltaico, con un installato medio annuo dal 2019 al 2030 pari, rispettivamente, a circa 3200 MW e circa 3800 MW, a fronte di un installato medio degli ultimi anni complessivamente di 700 MW. Questa diffusione di eolico e fotovoltaico richiederà anche molte opere infrastrutturali e il ricorso massivo a sistemi di accumulo distribuiti e centralizzati, sia per esigenze di sicurezza del sistema, sia per evitare di dover fermare gli impianti rinnovabili nei periodi di consumi inferiori alla produzione”. 

Nella scia di questo nuovo corso e nuovo modello di business si erano già immesse da tempo le aziende dell’energy; lo scorso febbraio, prima del lockdown, ENI aveva già presentato un suo piano industriale con una strategia di decarbonizzazione. Oggi il nuovo board insediatosi ha approvato due delibere che danno vita ad una nuova organizzazione basata su due direzioni generali: Natural Resources ed Energy Evolution, che convergono verso l’unica mission della transizione energetica, come ha dichiarato al Sole 24 ORE la nuova Presidente, Lucia Calvosa.

I Recovery Plan degli Stati membri, sono l’occasione per accelerare il processo di decarbonizzazione; uno studio di Ernest and Young diffuso da pochi giorni, fa il check dei progetti già presentati all’UE  su questo tema, negli scorsi anni. In particolare ne seleziona 1000 da tutti i paesi dell’unione, già pronti per essere attuati, e sottolinea che se questi progetti fossero finanziati con 200 miliardi complessivi, oltre a generare benefici economici, creerebbero più di 2milioni di posti di lavoro in UE.  

Quali i settori che verrebbero coinvolti?  Secondo lo studio i soli progetti italiani sono 95 di cui 29 nell’energia, 15 nei trasporti, 13 legati a suolo e agricoltura, 16 nel settore delle costruzioni e 23 in quelli dell’industria e dell’economia circolare, per un totale di 120mila potenziali posti di lavoro che si creerebbero puntando alla decarbonizzazione.

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