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Iran-Usa, nuova escalation: colpita una petroliera a Kharg. Trump minaccia Pickaxe Mountain

domenica, 6 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Nuova escalation nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. Le ultime ore registrano un’intensificazione degli attacchi americani e delle reazioni iraniane, mentre lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare il principale fronte strategico della guerra e il punto di maggiore vulnerabilità per i mercati energetici internazionali.

Il fronte più caldo è quello di Kharg, l’isola iraniana che ospita uno dei principali terminali petroliferi del Paese. Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim e riportato da Reuters, una petroliera iraniana sarebbe stata colpita da quattro missili statunitensi nelle acque prospicienti l’isola. Non ci sarebbero vittime e l’equipaggio sarebbe stato evacuato. Al momento della prima diffusione della notizia non risultava una conferma ufficiale né da parte delle autorità iraniane né dal Comando centrale americano.

L’attacco assume un peso particolare perché Kharg costituisce un’infrastruttura essenziale per le esportazioni petrolifere iraniane. Un ulteriore danneggiamento della capacità di esportazione aumenterebbe la pressione economica su Teheran, già sottoposta al blocco navale e alle sanzioni americane.

Ma è soprattutto Hormuz a concentrare le tensioni.

Lo Stretto, attraverso il quale passa una quota rilevante del traffico mondiale di petrolio, è da mesi al centro dello scontro tra Washington e Teheran. La situazione del traffico marittimo rimane fortemente compromessa rispetto ai livelli precedenti al conflitto, mentre Washington continua a esercitare una pressione navale sull’Iran.

Sul terreno militare, intanto, Donald Trump ha alzato ulteriormente il livello delle minacce. Il presidente americano ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero colpire «molto presto» Pickaxe Mountain, una struttura fortificata situata nei pressi di Natanz e collegata a complessi sotterranei profondamente interrati. L’eventuale attacco rappresenterebbe un nuovo salto di qualità nella campagna americana contro l’infrastruttura nucleare iraniana.

Teheran ha risposto annunciando nuove ritorsioni contro le forze americane nella regione. Nelle ultime fasi del conflitto gli attacchi iraniani hanno interessato anche Paesi alleati di Washington nel Golfo e nella regione, aumentando il rischio che la guerra si trasformi definitivamente in un conflitto regionale.

La crisi coinvolge infatti ormai un’area molto più vasta del territorio iraniano. Le basi americane, le rotte commerciali e le infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo sono diventate parte integrante dello scenario militare.

Sul piano diplomatico, resta centrale il ruolo dell’Oman, tradizionale mediatore tra Washington e Teheran. Nei mesi scorsi erano emerse ipotesi di un’intesa per consentire la ripresa del traffico nello Stretto attraverso nuove rotte e forme di gestione concordata. I negoziati, tuttavia, non hanno prodotto una soluzione definitiva e il nodo del controllo dello Stretto continua a dividere le parti.

La posizione americana rimane netta: Hormuz deve essere riaperto e il programma nucleare iraniano deve essere ulteriormente ridimensionato. Teheran, invece, considera il controllo dello Stretto una delle principali leve negoziali ancora nelle proprie mani.

La conseguenza è una situazione di stallo estremamente pericolosa. Gli Stati Uniti dispongono di una superiorità militare largamente superiore, mentre l’Iran conserva la capacità di colpire interessi americani e alleati regionali e di minacciare le infrastrutture energetiche.

Intanto i mercati guardano con crescente preoccupazione alle notizie provenienti dal Golfo. Ogni nuovo attacco contro navi, terminali petroliferi o infrastrutture strategiche aumenta il rischio di una nuova fiammata dei prezzi dell’energia.

La guerra, iniziata con l’obiettivo americano di neutralizzare le capacità strategiche iraniane, rischia così di entrare in una fase ancora più complessa: quella nella quale la dimensione militare, quella energetica e quella diplomatica diventano inseparabili.

E Kharg e Hormuz sono oggi i due punti nei quali questa crisi può prendere una direzione decisiva.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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