“Smascherare” l’illusione che la guerra possa rappresentare una strada efficace per costruire la pace. Ieri da Piazza San Pietro è arrivato uno dei passaggi centrali dell’udienza generale mercoledì, nel corso della quale il Papa ha avviato una riflessione sulla Costituzione pastorale ‘Gaudium et spes’ e sul rapporto tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. Il Pontefice ha inserito il riferimento ai conflitti all’interno di una riflessione più ampia sulle contraddizioni che attraversano la società. Da una parte cresce la consapevolezza che il futuro del pianeta sia in gioco, dall’altra resta la difficoltà a rinunciare al “consumo egoistico” e all’idea che le armi possano aprire una strada verso la pace.
La condivisione cristiana, secondo Leone XIV, impone dunque uno sguardo capace di riconoscere tali contrasti e di affrontare la realtà senza passività o indifferenza.
Gli squilibri del nostro tempo
Prevost ha poi concentra l’attenzione sulle distanze che accompagnano il progresso. La scienza e la tecnologia offrono possibilità sempre maggiori, ma non risultano accessibili a tutti e non sempre restano al servizio dell’essere umano. Una contraddizione analoga emerge sul terreno economico. Alla crescita di ricchezze, opportunità e potenza si contrappone la condizione di una parte consistente della popolazione mondiale, ancora segnata dalla fame e dalla miseria.
Anche la maggiore conoscenza delle dinamiche della vita sociale non elimina le incertezze sulla direzione da seguire. Il quadro descritto dal Vescovo di Roma mostra quindi una società capace di ampliare le proprie possibilità, ma ancora esposta a squilibri che investono persone, comunità e popoli.
Una Chiesa che ascolta e accoglie
“In un tempo segnato da profondi mutamenti”, dai quali nascono “preoccupanti squilibri”, la Chiesa è chiamata, secondo Sua Santità, a porsi al servizio dell’essere umano. Il compito passa dall’ascolto e dall’accoglienza degli interrogativi più profondi del cuore. Al centro resta Cristo, indicato dalla ‘Gaudium et spes’come “la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana”.
Per il Papa non basta osservare ciò che accade: i credenti devono lasciarsi interpellare dalla storia e assumere le difficoltà dei fratelli, in particolare di chi subisce ingiustizia, discriminazione e violenza.
Dai “profeti di sventura” ai segni dei tempi
La riflessione è ripartita dallo spirito del Concilio Vaticano II. Leone XIV ha ricordato il richiamo di San Giovanni XXIII contro i “profeti di sventura”, convinti che il presente fosse necessariamente peggiore del passato. La ‘Gaudium et spes’, promulgata tre anni dopo l’apertura del Concilio, pose al centro proprio il rapporto con il mondo contemporaneo. Non un ottimismo ingenuo, precisa il Pontefice, ma una fedeltà a Cristo che porta la Chiesa a condividere “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” degli uomini, con un’attenzione particolare ai poveri e a chi soffre.
Da qui deriva anche il dovere permanente di “scrutare i segni dei tempi” alla luce del Vangelo. La Chiesa, ha spiegato attraverso il testo conciliare, non persegue ambizioni terrene: il suo compito consiste nel continuare l’opera di Cristo, chiamato a salvare, servire e testimoniare la verità.
La scelta dei poveri
Un altro passaggio ha riguardato la prossimità verso chi vive ai margini. Il Pontefice ha richiamato l’insegnamento di Papa Francesco, secondo il quale l’opzione per i poveri costituisce per la Chiesa una categoria teologica prima ancora che culturale, sociologica, politica o filosofica. La vicinanza richiede ascolto, comprensione e amicizia. Non si riduce quindi a una disposizione morale, ma entra nella stessa identità della comunità cristiana.
Prevost ha indicato come destinatari prioritari di questa attenzione quanti risultano “schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione, dalla violenza”. Solo la condivisione e l’impegno, afferma, possono aprire la strada a risposte adeguate.
La conclusione è tornata alle parole che danno il nome alla Costituzione conciliare: gaudium et spes, gioia e speranza. Sono questi, secondo Leone, i tratti che devono caratterizzare una Chiesa capace di annunciare e testimoniare il Vangelo nella società contemporanea.





