In una nuova intervista destinata a riaccendere polemiche politiche, Hunter Biden ha riconosciuto che i suoi incarichi nei consigli di amministrazione — incluso quello presso la compagnia energetica ucraina Burisma — hanno contribuito a finanziare la sua dipendenza da crack. Ospite del podcast “Dopey”, Hunter ha raccontato un periodo di due mesi trascorso al Chateau Marmont di Hollywood, tra cocaina, prostitute e bungalow privati. “Non sono mai rimasto al verde”, ha detto, spiegando che i compensi dei suoi incarichi societari gli garantivano liquidità costante. Alla domanda su come riuscisse a “mettere insieme i soldi” per quel ritmo di vita, Hunter ha risposto: “Avevo ancora entrate. Per esempio, ero ancora nel board di Burisma.”
Dal 2014 al 2019, Hunter ha guadagnato fino a 1 milione di dollari l’anno (50.000 al mese) per il ruolo nel consiglio della società ucraina, nonostante non avesse esperienza nel settore energetico. Durante la presidenza di Joe Biden, i repubblicani hanno indagato sul rapporto tra Hunter e Burisma, sostenendo che la sua posizione fosse parte di un presunto schema di influenza politica familiare. Il laptop abbandonato del primo figlio mostrava anche un incontro tra Joe Biden e un dirigente di Burisma nel 2015.
Sul podcast, Hunter ha respinto l’idea di essere stato coinvolto in attività illecite. Ha insistito di essere qualificato, citando una lunga lista di incarichi: presidente del World Food Program dell’ONU, vicepresidente del board di Amtrak, presidente del Center for National Policy, docente alla Georgetown University, e consulente dello studio legale Boies Schiller. Hunter ha anche vantato che il ruolo in Burisma fosse facile da gestire persino durante la dipendenza: “Dovevo presentarmi a quattro riunioni l’anno. Anche quando ero un crack addict fuori di testa, potevo farlo.”





