La crisi tra Wingtech Technology e il produttore olandese di semiconduttori Nexperia si è aggravata con una mossa che ha scosso l’intero settore globale dei chip. Un tribunale cinese ha infatti congelato fino a 2,14 miliardi di yuan (circa 300 milioni di dollari) di asset appartenenti a Nexperia e alla sua divisione di apparecchiature, su richiesta della stessa Wingtech, proprietaria cinese dell’azienda. La decisione arriva dopo che, lo scorso anno, il governo olandese ha revocato il controllo di Wingtech su Nexperia, citando rischi di trasferimento all’estero di tecnologia, fondi e capacità produttive. Una misura che ha irritato Pechino e ha messo sotto pressione le già delicate relazioni tra Cina e Paesi Bassi, cruciali per la filiera mondiale dei semiconduttori.
Il congelamento degli asset riguarda partecipazioni in quattro società cinesi, tra cui le operazioni di Nexperia a Wuxi e Shanghai, oltre alla controllata locale della divisione equipment. Le misure, entrate in vigore tra il 20 e il 25 agosto, resteranno valide fino al 2029. Nexperia ha cercato di rassicurare clienti e partner: “Le misure non influenzano le operazioni quotidiane, la gestione o la continuità aziendale”, ha dichiarato, ricordando che il caso non è ancora stato esaminato nel merito.
La disputa è iniziata quando l’Aia ha imposto restrizioni straordinarie alla governance di Nexperia, sospendendo il CEO e affidando i diritti di voto legati alla quota di Wingtech a un gestore indipendente. Pechino ha risposto con controlli all’export sulle attività cinesi dell’azienda, bloccando temporaneamente le spedizioni. Solo dopo negoziati bilaterali, la Cina ha revocato il blocco e i Paesi Bassi hanno sospeso il loro ordine. A maggio, il gruppo cinese ha intentato una causa contro Nexperia e tre dirigenti, accusandoli di aver applicato “restrizioni discriminatorie” imposte dal governo olandese e chiedendo 8 miliardi di yuan di risarcimento.





