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Pedro Sánchez, Primo Ministro della Spagna

Ceuta, Sánchez accusa reti russe e israeliane: “Fake news dietro l’ondata di migranti”

lunedì, 31 Agosto 2026
1 minuto di lettura

Pedro Sánchez punta il dito contro reti legate a Russia, Israele e all’“internazionale dell’ultradestra” per la campagna di disinformazione che avrebbe contribuito a innescare l’ondata senza precedenti di migranti entrati a Ceuta alla fine di luglio. In un’intervista a Cadena Ser, mentre si prepara a riferire in Parlamento sulla gestione della crisi, il premier spagnolo ha invece escluso responsabilità del Marocco: né le forze di sicurezza né il Cni o altri servizi di intelligence, ha assicurato, dispongono di elementi che indichino un coinvolgimento delle autorità di Rabat.

“Ci sono state reti russe e israeliane che hanno diffuso una menzogna”, ha affermato Sánchez: quella secondo cui chi fosse riuscito a raggiungere Ceuta a nuoto non avrebbe più potuto essere respinto. Alla base della campagna ci sarebbe la manipolazione di una recente sentenza del Tribunale Supremo sulle “devoluciones en caliente”, amplificata sui social e sfruttata anche dalle organizzazioni criminali. Il premier ha però precisato che le indagini sono ancora in corso e che non è necessariamente provata la presenza di “un attore statale” dietro l’operazione.

Le ricostruzioni indipendenti confermano il ruolo decisivo della disinformazione, ma non hanno finora dimostrato un coordinamento diretto da parte dei governi russo o israeliano. Reuters aveva documentato nelle settimane successive alla crisi la diffusione virale di video e messaggi che falsavano il contenuto della sentenza del Supremo e facevano credere che raggiungere Ceuta garantisse la permanenza in Spagna. Alcuni filmati di migranti già arrivati nell’exclave avevano poi spinto migliaia di persone a tentare la traversata.

Sánchez difende il Marocco

Sul versante opposto, Sánchez ha difeso con forza la cooperazione con Rabat, definendola “immediata” e “francamente positiva”. Secondo il premier, le autorità marocchine dispiegarono rapidamente le proprie forze nell’area di Castillejos per frenare gli attraversamenti e stanno collaborando anche ai rimpatri. Dei circa 72mila migranti entrati nell’exclave, la maggioranza è già tornata indietro; circa 5mila sarebbero ancora a Ceuta, fra cui 1.200 minori.

La posizione del governo alimenta però lo scontro con l’opposizione, che chiede spiegazioni sia sulle responsabilità di Rabat sia sugli allarmi ricevuti dall’intelligence. Sánchez ha ammesso che il Cni aveva segnalato un aumento degli ingressi a nuoto, ma sostiene che nessun servizio avesse previsto una mobilitazione di quelle dimensioni.

Felipe VI andrà a Ceuta

Il premier è intervenuto anche sulla mancata presenza di Felipe VI nell’exclave africana. “La visita si farà”, ha annunciato, sottolineando che esistono “argomenti e ragioni” perché il sovrano si rechi a Ceuta. Felipe non vi è mai stato da re: l’ultima visita di un capo dello Stato risale al 2007, quando Juan Carlos I e Sofia provocarono una dura protesta del Marocco, che rivendica la sovranità sulla città. La data del viaggio non è stata ancora fissata.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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