Gli Stati Uniti tornano a colpire direttamente il territorio iraniano dopo circa un mese di pausa. Le forze americane hanno bombardato due siti sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, dove secondo il Centcom unità dei Guardiani della rivoluzione si preparavano a lanciare razzi carichi di mine marine. Teheran riferisce di due morti e due feriti. Poche ore più tardi è arrivata la rappresaglia iraniana contro installazioni militari che ospitano forze statunitensi in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti, senza però che siano stati confermati danni significativi.
Il Centcom ha definito quello su Larak un intervento “limitato e preciso” contro una “minaccia imminente”, sostenendo che l’obiettivo fosse impedire la posa di nuove mine e proteggere il traffico commerciale attraverso Hormuz. I Pasdaran hanno invece parlato di un “fatale errore strategico” degli Stati Uniti e promesso conseguenze militari ed economiche.
La rappresaglia iraniana
Le Guardie rivoluzionarie hanno annunciato di avere attaccato con missili balistici e droni le basi di King Hussein e Al Azraq, in Giordania, sostenendo di aver provocato “gravi danni”. La versione non trova conferme indipendenti: le forze armate giordane hanno dichiarato di avere intercettato otto missili entrati nello spazio aereo del regno e non risultano vittime.
L’esercito iraniano ha inoltre rivendicato un attacco con droni contro la base di Al Minhad, negli Emirati, dove sono presenti forze ed elicotteri statunitensi. Il ministero della Difesa di Abu Dhabi ha però smentito che la struttura sia stata colpita e ha assicurato che le forze armate restano in stato di massima allerta.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che Teheran “non cerca la guerra”, ma “risponderà con decisione a qualsiasi aggressione”.
Trump e il falso bombardamento di Kharg
Ad alimentare ulteriormente la tensione è stato Donald Trump. Il Presidente ha pubblicato su Truth Social un video generato con l’intelligenza artificiale nel quale l’isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano, appare devastata da gigantesche esplosioni, accompagnandolo con la frase: “Kharg Island ridotta in mille pezzi”.
Non esiste però alcuna prova di un nuovo bombardamento sull’isola. Reuters ha verificato che il filmato è con ogni probabilità sintetico e il capo della National Iranian Oil Company, Hamid Bovard, ha liquidato il post come “ridicolo”, assicurando che a Kharg la situazione è tranquilla e le operazioni petrolifere proseguono. Prima della guerra dall’isola transitava circa il 90% dell’export di greggio iraniano.
Resta intanto altissima la tensione nello Stretto di Hormuz. I Pasdaran sostengono che una superpetroliera abbia urtato due mine marine, prendendo fuoco e fermandosi nel settore meridionale dello stretto. Il nuovo scontro ha immediatamente pesato anche sui mercati: il Brent è tornato sopra i 90 dollari al barile.





