Per la famiglia Zhong di Palo Alto, la decisione del giudice federale James L. Robart rappresenta una vittoria attesa da mesi. La loro causa per presunta discriminazione anti‑asiatica nelle ammissioni universitarie potrà infatti proseguire contro l’Università di Washington, dopo che il tribunale ha respinto solo in parte la richiesta dell’ateneo di archiviare il caso. Il padre, Nan Zhong, ha definito la decisione “entusiasmante”: “Il giudice ha trovato sufficienti elementi fattuali per sostenere le nostre accuse. È un passo enorme.”
La causa, presentata insieme al figlio Stanley, accusa diversi atenei d’élite — tra cui il sistema dell’Università della California, l’Università del Michigan e Cornell — di pratiche di ammissione “razzialmente discriminatorie” che penalizzerebbero studenti asiatico‑americani altamente qualificati. Il nodo centrale della decisione riguarda la Title VI, la legge federale che vieta discriminazioni razziali nelle istituzioni che ricevono fondi pubblici. Il giudice ha permesso che le accuse di Stanley contro l’Università di Washington procedano, pur respingendo altre parti del ricorso.
L’ateneo ha accolto la decisione con prudenza: “Siamo soddisfatti che molte delle accuse e due dei tre ricorrenti siano stati respinti,” ha dichiarato un portavoce. “L’ammissione alla Allen School è estremamente competitiva e privilegia i residenti dello Stato di Washington.” La storia di Stanley Zhong, oggi 21 anni, ha attirato l’attenzione nazionale. Nonostante un curriculum scolastico straordinario — 1590/1600 al SAT, GPA 4.42, top 9% della classe, e una startup presentata da Amazon Web Services — è stato respinto da 16 delle 18 università a cui aveva fatto domanda. Poco dopo, è stato assunto da Google come ingegnere software, in un ruolo che solitamente richiede un dottorato o anni di esperienza avanzata.





