Il ponte Maria Valeria, che collega Esztergom in Ungheria e Sturovo in Slovacchia, è diventato sabato mattina un luogo insolito per una colazione comunitaria.
Decine di tavoli, croissant, prosciutto, formaggi e caffè hanno trasformato la storica struttura sul Danubio in un simbolico spazio di incontro, dove cittadini dei due Paesi si sono seduti fianco a fianco per celebrare la vicinanza culturale e linguistica che caratterizza questa regione di confine. Il ponte, inaugurato nel 1895, ha vissuto una storia tormentata: distrutto due volte, ricostruito due volte. Nel 1944, durante la ritirata delle truppe tedesche, le sue tre campate centrali furono fatte esplodere.
Per quasi 60 anni, sotto il regime comunista, il collegamento rimase interrotto e gli abitanti furono costretti a spostarsi in traghetto. Solo nel 2001 il Maria Valeria tornò al suo splendore originale, diventando un simbolo di riconciliazione europea. Sabato, lungo la passerella, gli organizzatori hanno disposto tavoli e sedie per un evento che univa gastronomia e dialogo.
I partecipanti sono stati abbinati in base alle loro lingue e interessi, favorendo nuove amicizie transfrontaliere. “Credo che gli abitanti di Esztergom e Parkany potrebbero mescolarsi un po’ di più”, ha detto l’organizzatore Norbert Nagy, usando il nome ungherese della cittadina slovacca. A Sturovo, infatti, vive una numerosa comunità di ungheresi etnici, circa il 9% della popolazione slovacca.
Per molti, attraversare il ponte significa muoversi tra due identità che convivono da generazioni. “Ho incontrato una persona davvero gentile stamattina sul ponte, è stata un’esperienza bellissima”, ha raccontato Mark Zelenak, arrivato da Esztergom. Dal 2007, con l’ingresso di Ungheria e Slovacchia nello spazio Schengen, il ponte è diventato un passaggio libero, quotidiano, senza controlli.
Eppure, negli anni, non sono mancati momenti di tensione politica legati alla minoranza ungherese in Slovacchia. Ma per chi vive sul confine, la realtà è diversa. “Le tensioni sono sempre state generate dai politici, non da noi che viviamo qui”, ha detto Laszlo Valacsay, uno dei partecipanti alla colazione.





