Una candidatura di Viktor Orbán alla guida delle Nazioni Unite, sostenuta contemporaneamente da Washington, Mosca e Pechino. L’ipotesi, rilanciata dal Wall Street Journal, scuote la corsa alla successione di António Guterres ma strappa soprattutto un sorriso al premier polacco Donald Tusk, che ha liquidato con ironia la possibilità di vedere l’ex primo ministro ungherese diventare segretario generale dell’Onu.
Secondo le indiscrezioni, funzionari dell’amministrazione di Donald Trump avrebbero incoraggiato Viktor Orbán a entrare nella competizione, immaginandolo come possibile candidato condiviso da Stati Uniti, Russia e Cina. Al momento, tuttavia, non è stata annunciata alcuna decisione definitiva e né la Casa Bianca né Pechino hanno confermato pubblicamente il progetto.
Interpellato sulla vicenda, Donald Tusk ha ricordato con sarcasmo le precedenti voci che indicavano Viktor Orbán come possibile presidente della Commissione europea: anche questa nuova prospettiva, ha osservato, gli appare altrettanto divertente. La freddezza di Varsavia riflette le profonde divisioni accumulate negli anni attorno alla figura dell’ex leader ungherese.
Viktor Orbán ha lasciato il governo dopo la pesante sconfitta elettorale di aprile contro il partito Tisza di Péter Magyar, chiudendo sedici anni consecutivi al potere. Durante la lunga stagione alla guida dell’Ungheria aveva costruito un rapporto particolarmente stretto con Donald Trump, mantenendo allo stesso tempo buone relazioni con Mosca e Pechino e scontrandosi ripetutamente con Bruxelles. Ed è proprio questa rete di rapporti a rendere suggestiva, per Washington, l’operazione Onu.
La strada, però, resta tutt’altro che semplice: la scelta del segretario generale passa dal Consiglio di Sicurezza e richiede un equilibrio delicato tra le grandi potenze. Francia e Regno Unito, entrambi dotati del diritto di veto, potrebbero infatti diventare ostacoli decisivi. Orbán, secondo le ricostruzioni disponibili, sarebbe interessato alla prospettiva ma non intenzionato a entrare in una corsa senza concrete possibilità di vittoria.





