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“Rafforzare l’educazione dei figli”

“Rafforzare l’educazione dei figli”

quarta parte
sabato, 29 Agosto 2026
3 minuti di lettura

Dalla “Esortazione Apostolica PostSinodale “Amoris Laetitia” del Santo Padre Francesco

Nel capitolo settimo “Rafforzare l’educazione dei figli” e, in particolare, nei sottocapitoli 275, 276 e 277, il Santo Padre Francesco esemplifica ipotesi concrete di vita quotidiana nei rapporti tra ‘genitori e figli’, mettendo in luce ‘debolezze affettive’ nell’abituare la prole a farla crescere con il vizio del “tutto e subito”, diventandone “prepotenti”, e contrapposte ‘manifestazioni di onnipotenza’ che ne impedirebbero “…un adeguato processo di socializzazione e di maturazione affettiva”.

Capacità di attendere e il ruolo della fretta e della prepotenza

Il Santo Padre sostiene che “…compito delle famiglie è educare alla capacità di attendere. Non si tratta di proibire ai ragazzi di giocare con i dispositivi elettronici, ma di trovare il modo di generare in loro la capacità di differenziare le diverse logiche e di non applicare la velocità digitale a ogni ambito della vita. Rimandare non è negare il desiderio, ma differire la sua soddisfazione. Quando i bambini o gli adolescenti non sono educati ad accettare che alcune cose devono aspettare, diventano prepotenti, sottomettono tutto alla soddisfazione delle proprie necessità immediate e crescono con il vizio del tutto e subito.

Il ‘tutto e subito’ non è libertà responsabile

Papa Francesco afferma che il ‘tutto e subito’ “…è un grande inganno che non favorisce la libertà, ma la intossica. Invece, quando si educa ad imparare a posporre alcune cose e ad aspettare il momento adatto, si insegna che cosa significa essere padrone di sé stesso, autonomo davanti ai propri impulsi”. “….questo gli insegna a rispettare la libertà degli altri.” “…la loro capacità di crescere nella maturazione di una libertà responsabile”.

La famiglia: compito educativo e ambito di socializzazione primaria
Padre Francesco sottolinea – ancora una volta – come il ruolo dei genitori verso i figli sia davvero immane. Sembra, persino, andare oltre la portata del dettato di cui all’articolo 30 della nostra Costituzione che così recita: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli…”. Egli ribadisce (sottocapitolo 276) che “La famiglia è l’ambito della socializzazione primaria, perché è il primo luogo in cui si impara a collocarsi di fronte all’altro, ad ascoltare, a condividere, a sopportare, a rispettare, ad aiutare, a convivere. Il compito educativo deve superare il sentimento del mondo e della società come ‘ambiente familiare’, è un’educazione al saper ‘abitare’, oltre i limiti della propria casa”.

La famiglia: prima dimensione quotidiana, quasi microscopica: “deve inventare ogni giorno nuovi modi di promuovere il riconoscimento reciproco”

Papa Francesco evidenzia come il contesto familiare, che definisce “prima dimensione quotidiana, quasi microscopica”, sia il luogo dove “…si insegna a recuperare la prossimità, il prendersi cura, il saluto. Lì si rompe il primo cerchio del mortale egoismo per riconoscere che viviamo insieme ad altri, con altri, che sono degni della nostra attenzione, della nostra gentilezza, del nostro affetto. Non c’è legame sociale senza questa prima dimensione quotidiana, quasi microscopica: lo stare insieme nella prossimità, incrociandoci in diversi momenti della giornata, preoccupandoci di quello che interessa tutti, soccorrendoci a vicenda nelle piccole cose quotidiane”.

La famiglia: “protagonista di un’ecologia integrale”

Il Santo Padre nel sottocapitolo 277 ci porta, quasi per mano, nel farci rendere conto, persino di determinate abitudini, affermando che: “Nell’ambiente familiare si possono anche reimpostare le abitudini di consumo per provvedere insieme alla casa comune: La famiglia è il soggetto protagonista di un’ecologia integrale, perché è il soggetto sociale primario, che contiene al proprio interno i due principi-base della civiltà umana sulla terra: il principio di comunione e il principio di fecondità”. Due principi che caratterizzano, rispettivamente, una dimensione interna nell’ecosistema famiglia e una dimensione esterna nella quale la fecondità è considerata l’espansione naturale e necessaria della comunione. Le due facce della stessa medaglia i cui principi si alimentano a vicenda in modo circolare, come ampiamente approfondito nella prima esortazione apostolica post-sinodale del Santo Padre Giovanni Paolo II, del 1981, intorno al ruolo della famiglia cristiana nel mondo moderno dal titolo “Familiaris Consortio”.

La malattia rafforza o indebolisce i rapporti familiari?

Papa Francesco sostiene che “…i momenti difficili e duri della vita familiare possono essere molto educativi”. È ciò che accade, per esempio, quando sopraggiunge una malattia, perché “di fronte alla malattia, anche in famiglia sorgono difficoltà, a causa della debolezza umana. Ma, in genere, il tempo della malattia fa crescere la forza dei legami familiari. […] Un’educazione che tiene al riparo dalla sensibilità per la malattia umana, inaridisce il cuore. E fa sì che i ragazzi siano ‘anestetizzati’ verso la sofferenza altrui, incapaci di confrontarsi con la sofferenza e di vivere l’esperienza del limite”. “Nell’epoca attuale, purtroppo, la malattia e la sofferenza, nell’acuire i disagi fisici, economici e psichici, logorano il rapporto familiare fino alla stessa disgregazione della coppia, a scapito della prole”.

(Parte 4 - segue)

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