La pace come bene da costruire ogni giorno, attraverso un impegno “forte e costante”, e la musica sacra quale strumento di preghiera e comunione, non semplice elemento decorativo della liturgia. Leone XIV ha affidato questi due richiami all’udienza generale di ieri nella Basilica di San Pietro, dedicata alla Costituzione ʼSacrosanctum Conciliumʼ del Concilio Vaticano II e, in particolare, al ruolo del canto nella celebrazione. Nel saluto finale il Pontefice si è rivolto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli con un invito a sviluppare “un’autentica coscienza di pace”.
“La pace è un bene prezioso e grande”
È proprio sulla pace che il Papa ha posto l’accento nella parte conclusiva dell’udienza: “Abbiate la sincera consapevolezza che la pace è un bene prezioso e grande e che occorre un forte e costante impegno per realizzarla”. Un obiettivo che, nelle parole del Santo Padre, richiede di seguire “con onestà e verità le vie che la costruiscono e la confermano nella società”. Il richiamo ha chiuso una catechesi incentrata sulla comunione e sull’unità, temi affrontati attraverso il significato della musica sacra. Sua Santitàha ripreso il sesto capitolo della ʼSacrosanctum Conciliumʼ, nel quale la tradizione musicale della Chiesa viene definita “un tesoro d’inestimabile valore”. Il canto, unito alle parole, costituisce infatti una parte necessaria e integrante della liturgia solenne.
La musica non è una decorazione
Il Vescovo di Roma ha ricordato la funzione ministeriale attribuita alla musica dalla riforma conciliare, sulla scia di quanto già indicato da San Pio X: “La musica è parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione”. Cantare e suonare, in questa prospettiva, significa pregare e mettere il proprio cuore in sintonia con quello degli altri fedeli e con Dio. Leone XIV ha richiamato anche Sant’Agostino e la formula ʼCantare amantisestʼ, cioè ʼcantare è proprio di chi amaʼ.
Il canto come segno di comunione
Un altro passaggio della catechesi ha riguardato la capacità del canto di creare unità. La “sinfonia delle voci”, ha osservato il Pontefice, contribuisce all’unione degli animi, supera le differenze tra le persone e riunisce i fedeli nella lode a Dio. Il canto diventa così una manifestazione della comunione che appartiene alla natura stessa della Chiesa. Da questo valore derivano anche precise esigenze. La musica destinata alla celebrazione, al di là delle mode e delle sensibilità personali degli autori, deve risultare appropriata al momento liturgico. La forma deve essere “nobile e semplice”, di qualità e accessibile soprattutto quando coinvolge l’intera assemblea. Anche i testi devono mantenere profondità e comprensibilità, con un riferimento prioritario alla Sacra Scrittura, ai libri liturgici e alla tradizione spirituale della Chiesa.
Dal gregoriano alle tradizioni dei popoli
Leone XIV ha ricordato il valore attribuito dal Concilio al canto gregoriano, senza escludere altri generi di musica sacra. Spazio anche all’organo e agli altri strumenti, purché adatti all’uso religioso, rispettosi della dignità del luogo e capaci di favorire l’edificazione dei fedeli. Il Pontefice ha poi affrontato il tema dell’inculturazione. Le tradizioni musicali dei diversi popoli devono essere tenute in considerazione come parte della loro vita religiosa e sociale. Da qui l’indicazione conciliare a promuovere, per quanto possibile, le espressioni tradizionali sia nelle scuole sia nelle celebrazioni. Un ruolo specifico spetta inoltre alla ʼscholacantorumʼ, chiamata a curare l’esecuzione e a favorire la partecipazione dei fedeli.
Il ricordo delle vittime dei totalitarismi
Nel saluto ai fedeli polacchi Prevost ha ricordato anche la Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo, che ricorre il 23 agosto. Il Papa ha citato Władysław Findysz, sacerdote e primo polacco beatificato come martire delle persecuzioni comuniste, e ha indicato nella sua testimonianza un messaggio per il presente: “La civiltà dell’amore si costruisce perdonando e vincendo il male con il bene”. Un richiamo che si lega all’esortazione finale rivolta ai fedeli: alimentare una coscienza capace di riconoscere il valore della pace e scegliere, nella società, le strade che possano renderla concreta.





