La Banca centrale europea torna a stringere sul costo del denaro dopo la fiammata dell’inflazione nell’Eurozona. Il tasso sui depositi sale al 2,50%. Pesano soprattutto l’impennata dei prezzi dell’energia e le tensioni geopolitiche. Ma l’inflazione core scende al 2,4% e rende più delicata la scelta di Francoforte. “La decisione presa sui tassi è stata unanime, ed è stata una scelta scontata”. A sottolinearlo la presidente della Bce, Christine Lagarde, nel commentare la decisione del Consiglio direttivo di aumentare il costo del denaro di 25 punti base. Il tasso sui depositi passa così al 2,50%. Sul futuro della politica monetaria, Lagarde ha ribadito che non esiste una traiettoria già scritta: “Sarà deciso a ciascun meeting, ma posso dirvi che siamo determinati a raggiungere il nostro obiettivo”, di un’inflazione stabile al 2% nel medio periodo.
Inflazione e energia spingono alla stretta
La decisione segna un’inversione di rotta dopo la lunga fase di allentamento monetario. Il rialzo arriva infatti dopo una serie di otto tagli consecutivi che avevano portato i tassi dal 4% al 2%, prima del mini-ritocco di giugno. A cambiare lo scenario è stata soprattutto la nuova accelerazione dell’inflazione nell’area euro, salita al 3,3% ad agosto dal 2,9% di luglio. Una fiammata alimentata in larga misura dal costo dell’energia, i cui prezzi sono balzati del 14,3% su base annua, sullo sfondo delle rinnovate tensioni geopolitiche e degli scontri tra Stati Uniti e Iran, che hanno spinto verso l’alto le quotazioni del petrolio. Per la Bce il rischio è che uno shock inizialmente concentrato sull’energia finisca per trasferirsi al resto dell’economia, alimentando le aspettative di inflazione e rendendo più difficile il ritorno dell’indice dei prezzi verso l’obiettivo del 2%.
Conflitti ed inflazione
“Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato”, ha spiegato la Banca centrale europea. Le prospettive, avverte Francoforte, restano molto incerte, con rischi orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica.
Lagarde: crescita resiliente anche nel terzo trimestre
La stretta monetaria arriva però mentre l’economia dell’area euro continua a mostrare una certa capacità di tenuta. “Si è dimostrata resiliente alle difficoltà poste dallo shock energetico”, ha osservato Lagarde, ricordando che la crescita è stata dello 0,6% nel secondo trimestre e che è attesa proseguire anche nel terzo.
Lo scenario resta tuttavia fragile
Secondo la presidente della Bce, i rischi per la crescita sono soprattutto legati alle guerre in Medio Oriente e in Ucraina. Una nuova destabilizzazione delle forniture energetiche potrebbe infatti “far salire ulteriormente i prezzi energetici o prolungare i rialzi più a lungo”, con conseguenze sui redditi delle famiglie, sulla spesa e sugli investimenti. Ed è proprio qui che si concentra il dilemma di Francoforte. Da una parte c’è la necessità di contrastare una fiammata inflazionistica che rischia di durare più del previsto; dall’altra, quella di evitare che una politica monetaria troppo restrittiva finisca per frenare ulteriormente un’economia già esposta a numerosi rischi.
Il paradosso dell’inflazione
A rendere ancora più complessa la decisione della Bce è il comportamento dell’inflazione di fondo. L’inflazione core, depurata dalle componenti più volatili come energia e alimentari, è infatti scesa al 2,4%. Il dato suggerisce che le pressioni inflazionistiche sottostanti restano relativamente moderate. Anche la dinamica salariale, per il momento, non sembra alimentare una spirale prezzi-salari particolarmente preoccupante per la banca centrale. La stretta di Francoforte appare quindi soprattutto una risposta allo shock energetico.
Mutui, l’allarme della Fabi
Il rialzo dei tassi è destinato a riflettersi progressivamente anche sulle condizioni di finanziamento di famiglie e imprese. “L’aumento del costo del denaro”, deciso dalla Bce “può tradursi progressivamente in condizioni meno favorevoli per chi deve accendere un nuovo mutuo o ricorrere a un finanziamento”, ha sottolineato la Fabi. Il sindacato bancario ha elaborato anche alcune simulazioni. Prendendo come riferimento il passaggio da un tasso del 3% al 4,50%, per un nuovo mutuo da 150 mila euro, l’incremento della rata mensile può variare da 106,16 a 127,62 euro, a seconda della durata del finanziamento. L’impatto di un’eventuale nuova fase di rialzo dei tassi diventa quindi particolarmente evidente sul costo dei nuovi mutui, con effetti che potrebbero ripercuotersi sulle decisioni di acquisto delle famiglie e, più in generale, sulla domanda interna.
Il 2.50% come linea di confine
La stretta arriva in un contesto finanziario già caratterizzato da nervosismo, con i listini azionari europei sotto pressione e rendimenti obbligazionari in aumento sui mercati internazionali. Il livello del 2,50% raggiunto con la decisione della Bce rappresenta, secondo diversi analisti, una delicata linea di confine. La politica monetaria resta infatti ancora nell’area considerata compatibile con un tasso neutrale. Un ulteriore aumento cambierebbe però l’equilibrio. Anche perché l’aumento dei rendimenti sui mercati obbligazionari sta già contribuendo a rendere più costoso il credito per famiglie e imprese, riducendo in parte la necessità di ulteriori interventi diretti da parte della Bce.
Ora la Bce naviga a vista
Da questo momento in poi la traiettoria dei tassi torna a essere incerta. Finita l’epoca dei rialzi automatici e delle tabelle di marcia prestabilite, Lagarde dovrà affidarsi ancora una volta alla «dipendenza dai dati», valutando la situazione riunione dopo riunione.
In attesa dell’autunno
La partita dell’autunno si giocherà soprattutto sull’evoluzione dei prezzi dell’energia, sulla tenuta degli stoccaggi europei di gas e sulla durata delle tensioni in Medio Oriente. Se lo shock energetico dovesse rientrare senza trasferirsi in modo significativo agli altri prezzi al consumo, la Bce potrebbe scegliere una lunga pausa per valutare gli effetti della stretta appena decisa. Se invece la fiammata dovesse persistere e propagarsi all’inflazione di fondo, la porta a nuovi rialzi resterebbe aperta.





