La guerra in Ucraina torna a intensificarsi sul fronte degli attacchi aerei, mentre sul piano diplomatico Washington tenta di riaprire un canale negoziale tra Kiev e Mosca. Nella notte tra il 9 e il 10 settembre la Russia ha lanciato contro l’Ucraina 149 droni d’attacco. Secondo l’Aeronautica militare ucraina, 128 sono stati abbattuti o neutralizzati dalla difesa aerea, mentre sono stati registrati impatti in 13 località e cadute di frammenti in altre nove. Circa metà dei velivoli impiegati nell’attacco, secondo Kiev, era costituita da droni a propulsione a getto.
Le vittime degli attacchi
Gli attacchi hanno provocato nuove vittime. A Sumy, un drone russo ha colpito mercoledì sera un centro commerciale e ricreativo: il bilancio è salito a tre morti e 14 feriti, tra cui tre bambini. Altre vittime si sono registrate in diverse aree del Paese. A Dnipro, un attacco ha colpito un impianto di lavorazione dell’olio di girasole della multinazionale statunitense Bunge, provocando due morti e cinque feriti. A Kiev, invece, un drone ha colpito una stazione di servizio, ferendo quattro persone.
La pressione russa arriva mentre anche Kiev continua a colpire obiettivi in territorio russo. Il presidente Volodymyr Zelensky ha rivendicato attacchi contro infrastrutture militari e portuali russe, mentre nella notte droni ucraini hanno raggiunto l’area di Novorossiysk, importante centro energetico e navale sul Mar Nero. La guerra aerea si conferma così uno dei principali strumenti attraverso cui entrambi gli schieramenti cercano di colpire le capacità logistiche ed economiche dell’avversario.
Sicurezza regionale e rischi di escalation
Particolarmente significativo è quanto accaduto nello spazio aereo della Moldavia. Il volo sul quale viaggiava Zelensky verso Oslo, dove il presidente ucraino avrebbe partecipato ai funerali di re Harald V di Norvegia, ha subito un ritardo dopo un’incursione di droni. Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ha successivamente dichiarato che l’aereo presidenziale era stato «quasi colpito» da un drone durante il decollo dalla Moldavia. Le autorità moldave hanno confermato l’ingresso di droni nel proprio spazio aereo, mentre uno degli ordigni è successivamente entrato anche nello spazio aereo rumeno. L’episodio conferma quanto il conflitto stia aumentando la pressione sulla sicurezza dei Paesi confinanti con l’Ucraina.
La diplomazia in cerca di una tregua
Sul fronte diplomatico, Donald Trump ha riferito dopo una conversazione telefonica con Vladimir Putin che il presidente russo sarebbe disposto a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra. Il contatto è arrivato dopo gli incontri a Mosca e Kiev degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, che hanno cercato di riaprire il negoziato trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Gli incontri non hanno però prodotto una svolta concreta e restano profonde divergenze soprattutto sulla questione territoriale e sulle garanzie di sicurezza.
Un’ulteriore ipotesi riguarda novembre. Mosca ha confermato di non escludere un incontro tra Putin, Trump e il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice Apec di Shenzhen. Non si tratta tuttavia di un vertice già fissato: la partecipazione di Trump all’appuntamento e l’organizzazione dell’eventuale incontro restano da definire.
Nel frattempo, la posizione russa rimane rigida. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha accusato Giorgia Meloni e il presidente finlandese Alexander Stubb di chiedere un cessate il fuoco con l’obiettivo di consentire a Kiev di guadagnare tempo per rafforzare le proprie difese.
Difese e minacce nucleari
A complicare ulteriormente il quadro è la pressione sulle difese ucraine. Secondo The Economist, Kiev sarebbe vicina a esaurire le scorte di missili AIM-120 e AIM-9 utilizzati dai suoi F-16 per intercettare missili da crociera e i nuovi droni russi a propulsione a getto. La questione assume particolare rilievo in vista dell’inverno, quando Mosca potrebbe intensificare gli attacchi contro infrastrutture energetiche e logistiche.
Sul piano strategico resta infine la consueta dimensione nucleare della crisi. Dmitry Medvedev ha ribadito che le armi nucleari russe possono essere utilizzate «in determinate circostanze», richiamando la dottrina di Mosca. La dichiarazione non equivale all’annuncio di un imminente impiego dell’arma atomica, ma conferma come la minaccia nucleare continui a essere utilizzata dalla leadership russa nel quadro della deterrenza e della comunicazione strategica.





