Ogni nove minuti, nel mondo, un adolescente di età compresa tra i 15 e i 19 anni muore per suicidio. È il dato ricordato dall’Unicef alla vigilia della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che si celebra domani. Il suicidio resta una delle principali cause di morte tra gli adolescenti più grandi e i giovani, mentre i dati disponibili sono ancora limitati e non sufficientemente disaggregati per individuare con precisione le persone maggiormente a rischio e le strategie di prevenzione più efficaci. Il problema riguarda in particolare i Paesi a basso e medio reddito, dove i sistemi di salute mentale dispongono spesso di risorse insufficienti.
Italia tra i Paesi europei con i tassi più bassi
Secondo gli ultimi dati contenuti nella Report Card 20 ‘Opportunità disuguali – bambini e disuguaglianza economica’, nei Paesi ricchi i tassi più bassi di suicidio nel 2023 sono stati registrati a Cipro, Grecia e Malta. Il tasso più elevato è stato invece rilevato in Uruguay, seguito dalla Nuova Zelanda. In generale, il tasso di suicidio risulta più alto tra i ragazzi rispetto alle ragazze.
Per quanto riguarda l’Italia, la mortalità per suicidio tra i 15 e i 19 anni è pari a 2,82 casi ogni 100.000 persone, uno dei valori più bassi in Europa.
Fondamentale puntare sulla prevenzione
In occasione della Giornata mondiale il presidente dell’Unicef Italia Nicola Graziano ha richiamato l’attenzione sull’importanza della prevenzione, soprattutto tra i più giovani. L’Unicef Italia, ha ricordato Graziano, è impegnato da tempo nella promozione della salute mentale, considerata una componente fondamentale dello sviluppo e del benessere dei bambini e dei ragazzi. Secondo il Presidente dell’organizzazione è necessario intervenire anche sulle cause alla base del disagio e del suicidio, tra cui l’esposizione alla violenza e a norme di genere dannose. Bambini e giovani, ha sottolineato, devono poter vivere in ambienti sicuri, inclusivi e solidali, nei quali possano chiedere aiuto senza il timore di essere stigmatizzati, giudicati o discriminati.
Sfruttamento online e rischio di autolesionismo
L’Unicef richiama inoltre i dati dell’ultimo rapporto ‘Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse’, dedicato al ruolo delle tecnologie digitali nell’abuso sessuale sui minorenni. Nei Paesi analizzati, sulla base dei dati raccolti tra il 2020 e il 2025, i bambini vittime di sfruttamento facilitato dalla tecnologia risultavano quattro volte più inclini a riferire pensieri o comportamenti suicidi e atti di autolesionismo.
L’appello ai governi
Alla luce di questi dati l’Unicef chiede ai governi e alle parti interessate di rafforzare la protezione e il sostegno alla salute mentale di bambini e adolescenti. Tra le priorità indicate figurano lo sviluppo e il finanziamento di strategie nazionali multisettoriali per la prevenzione del suicidio, il potenziamento degli interventi basati su evidenze scientifiche e maggiori investimenti nei servizi di salute mentale e di sostegno psicosociale accessibili e radicati nelle comunità.
L’organizzazione chiede inoltre percorsi di assistenza adeguati all’età, sensibili alle questioni di genere e inclusivi per le persone con disabilità, da integrare nell’assistenza sanitaria di base, nelle scuole, nei servizi sociali, nella protezione dell’infanzia e nelle cure di emergenza.
Più dati e coinvolgimento dei giovani
Tra le richieste del’Unicef c’è anche quella di depenalizzare il tentativo di suicidio, sostituendo le risposte punitive con cure e sostegno basati sui diritti. L’organizzazione sollecita poi un rafforzamento della raccolta e della sorveglianza dei dati sui decessi per suicidio, sui tentativi e sugli atti di autolesionismo, con informazioni disaggregate per età e sesso e nel rispetto della privacy.
Infine l’Unicef invita a coinvolgere in modo significativo e sicuro adolescenti, giovani, persone con esperienze dirette di suicidio e persone colpite da un lutto, mantenendo al tempo stesso in capo alle istituzioni la responsabilità della protezione e dell’intervento.





