Un giudice dello Stato di New York ha inflitto una battuta d’arresto al controverso piano fiscale del sindaco Zohran Mamdani, che punta a introdurre una sovrattassa sulle seconde case di lusso presenti in città. La decisione non mette però fine al progetto, che l’amministrazione comunale intende difendere nelle sedi giudiziarie e portare comunque avanti.
Il giudice Wayne Ozzi ha stabilito che il Comune non avrebbe rispettato le procedure previste dalla legge prima dell’invio delle notifiche ai proprietari interessati dal nuovo tributo. Secondo la sentenza, le comunicazioni sono state emanate in modo irregolare, compromettendo le garanzie procedurali dei destinatari. Tuttavia, lo stesso giudice ha precisato che la misura fiscale non è stata dichiarata illegittima nel merito e potrebbe essere riproposta seguendo correttamente l’iter amministrativo previsto.
La risposta di Mamdani è stata immediata. Poche ore dopo la pronuncia, l’amministrazione ha presentato ricorso, ottenendo la sospensione automatica degli effetti della decisione. Questo consente alla città di continuare, almeno temporaneamente, il processo di attuazione della sovrattassa mentre la controversia prosegue davanti ai tribunali.
La cosiddetta “pied-à-terre tax”, annunciata in primavera, è stata concepita per colpire le abitazioni di pregio utilizzate come seconde case. La misura riguarda immobili residenziali con un valore superiore a cinque milioni di dollari e posseduti da persone che dispongono anche di altre proprietà al di fuori di New York City. L’obiettivo dichiarato è incrementare le entrate comunali facendo contribuire maggiormente i proprietari più facoltosi. Per Mamdani la tassa rappresenta uno strumento di equità fiscale. Il sindaco sostiene che chi può permettersi una residenza di lusso in città debba contribuire in misura maggiore al finanziamento dei servizi pubblici, dalle scuole alle infrastrutture urbane, in un contesto in cui il costo della vita continua a mettere sotto pressione molte famiglie newyorkesi. I critici, invece, vedono la misura come un ulteriore aggravio fiscale e contestano sia il metodo adottato sia le possibili conseguenze sul mercato immobiliare.





