Se penso a quando eravamo ragazzini io e mio fratello mi vengono le lacrime agli occhi per la spensieratezza, le risate dell’età ma pure la bellezza e la fortuna di aver trascorso le più belle vacanze possibili, in luoghi iconici, nella stagione più dorata della vita. L’estate durante la nostra giovinezza. Sempre a piedi… tutto il divertimento possibile a portata di una “walking distance”… dal mare alla casa, dalla spiaggia alla pista da ballo. E non sto parlando della blasonata Capri che difenderemo sempre e che saprà ritrovare un progetto culturale degno di una destinazione “predestinata” a essere leader di mercato. Alludo alla bella, quanto sconosciuta, Sangineto, perla calabrese sul Tirreno dove abbiamo trascorso con tre generazioni 50 anni di mare.
Da quei tempi a oggi non ci sono più i nonni ma sono arrivati figli e nipoti. Ma cosa si è perso veramente lo sai solo se pensi al cuore. Alle sue ragioni. Se rifletti sulla cultura della Vita. Una volta l’estate era il tempo per ritrovare se stessi, ritemprarsi con la propria famiglia, recuperare le proprie forze. “Non fate che in ferie ci vada pure il vostro Spirito” diceva il mio vecchio parroco in città strappandoci la promessa di partecipare alle locali Messe domenicali. Giunti al mare, la campanella, gli avvisi, la Chiesa dava indicazioni e sapevi di poter continuare la crescita spirituale… Adesso la Campanella non si sente più, la Chiesa è vuota e gli avvisi non ci sono.
Non avevamo il telefonino ma eravamo vivi e sempre presenti tra gare di sport acquatici e non. Andavamo a ballare sereni. In sicurezza. A piedi. Adesso tra coltelli e sparatorie del contesto, possiamo dirci spensierati e liberi di andare a ballare? Una guardia giurata muore per un pestaggio. Perde la Vita. Lo piangono una giovane vedova e 4 bimbi piccoli. Come cresceranno? Se non interessava a nessuno che Antonio potesse raggiungere con dignità per sè e la sua famiglia il fine mese… figuriamoci se interessa a qualcuno questa storia. E cosi piangevo l’estate a Sangineto. Ma credo che dobbiamo fermarci a piangere il nostro Paese… tutto l’anno.





