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Benjamin Netanyahu Primo Ministro Israeliano

Gaza, Iran e Stretto di Hormuz: Israele respinge il piano Usa. Tensione sempre più alta in Medio Oriente

Netanyahu esclude il ritiro dell’Idf finché Hamas non sarà disarmato. Cresce la pressione americana sull’industria della difesa. Nella Striscia secondo l’Unicef, almeno 300 bambini sono stati uccisi dall’inizio della tregua
lunedì, 10 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Israele respinge il documento in 15 punti su Gaza annunciato dagli Stati Uniti e non intende ritirare l’Idf dalla Striscia “finché Hamas non sarà effettivamente disarmato”. Lo ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu in apertura della riunione di gabinetto, nella sua prima presa di posizione pubblica sulla roadmap presentata dal Board of Peace. “Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania. Né Fatahstan né Hamastan”, ha aggiunto il primo ministro israeliano.

Il mistero sulla Guida Suprema

L’agenzia iraniana Mehr ha diffuso un breve video di Mojtaba Khamenei, la Guida Suprema, dopo le indiscrezioni che lo davano in fin di vita. Nel filmato l’uomo appare in buone condizioni, seduto su un tappeto e intento a parlare con altre persone. Il video non è datato e non permette quindi di stabilire quando sia stato realizzato.
Dalla sua nomina alla guida della Repubblica islamica, Mojtaba Khamenei non è mai comparso pubblicamente, nemmeno durante le esequie del padre Ali. Secondo fonti americane e israeliane, sarebbe rimasto gravemente ferito al volto e alle gambe nell’attacco israelo-americano del 28 febbraio, nel quale furono uccisi il padre e altri esponenti di vertice della Repubblica islamica.

Teheran: Hormuz, nessuna riapertura

I colloqui tra Iran e Oman riguardano una “nuova rotta” per lo Stretto di Hormuz e “non significano” che il passaggio marittimo verrà riaperto. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo quanto riportato da Press Tv.
“Un accordo è possibile”, ha spiegato Araghchi, precisando però che la riapertura dello Stretto dipenderà da “altre condizioni” trasmesse agli Stati Uniti attraverso i mediatori.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha intanto esortato il Paese a superare la fase di “né guerra né pace”. “In Iran c’è coesione, forza e unità e, per quanto ne so, il Paese è considerato vittorioso e potente in questa guerra”, ha affermato.
Pezeshkian ha indicato questo momento come il più favorevole per raggiungere un accordo e porre fine al conflitto iniziato il 28 febbraio. Il presidente iraniano ha inoltre proposto la creazione di un canale tra Teheran e Washington per affrontare le violazioni del cessate il fuoco. I negoziati, ha spiegato, proseguono con la mediazione dell’Oman.

Il Pentagono chiede più armi

Il Pentagono sta aumentando la pressione sui grandi produttori americani della difesa affinché accelerino la produzione di missili e intercettori, dopo il drastico calo delle scorte statunitensi provocato dalla guerra con l’Iran.
Secondo il Washington Post, il vicesegretario alla Difesa Steve Feinberg ha chiesto alle aziende di presentare entro 21 giorni piani per aumentare rapidamente la capacità produttiva dei sistemi considerati critici. Per l’amministrazione americana, i normali processi di sviluppo e produzione, che possono richiedere anni, non sono più compatibili con le esigenze di un esercito impegnato in un conflitto.

Gli Houthi colpiscono un impianto Saudi Aramco

Gli Houthi hanno rivendicato l’attacco contro un impianto petrolifero della Saudi Aramco a Jizan, in Arabia Saudita, dove si è sviluppato un incendio. La milizia filoiraniana, che controlla gran parte dello Yemen occidentale, ha affermato di aver utilizzato droni in risposta agli attacchi sauditi nelle province yemenite di Saada e Hajjah.
Il ministero dell’Energia saudita aveva precedentemente comunicato che i vigili del fuoco avevano spento un incendio scoppiato all’alba nell’impianto. Non risultano feriti.

Israele valuta raid contro l’Iran

Israele si prepara alla possibilità di condurre nuovi attacchi unilaterali contro l’Iran nel caso in cui gli Stati Uniti decidessero di non procedere con un’ulteriore escalation. Lo riferisce Canale 13, secondo cui Tel Aviv mantiene aperta l’opzione di colpire la Repubblica islamica senza il coinvolgimento diretto di Washington.
Secondo la Cnn, il capo dello Stato Maggiore congiunto americano, generale Dan Caine, avrebbe avvertito i vertici dell’amministrazione Trump che nuove operazioni contro Teheran potrebbero essere controproducenti. I soli raid aerei, avrebbe sottolineato, non sarebbero sufficienti a garantire una vittoria.

Gaza, l’allarme dell’Unicef

La media, secondo l’agenzia Onu, è di circa un bambino ucciso ogni giorno. Almeno 300 bambini sono stati uccisi a Gaza nei 300 giorni trascorsi dall’inizio del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, a ottobre. È la denuncia dell’Unicef, secondo cui la tregua non è riuscita a proteggere i bambini e le altre persone più vulnerabili della Striscia.

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