Cresce l’attesa per l’accordo tra Iran e Oman destinato a consentire una graduale ripresa della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Il piano discusso con Muscat prevede l’individuazione di nuove rotte per il transito delle navi, collocate soprattutto nelle acque territoriali iraniane, sulle quali Teheran potrebbe esercitare direttamente il controllo e garantire condizioni di sicurezza.
L’intesa bilaterale non comporterà tuttavia una riapertura completa dello Stretto. Secondo la posizione iraniana, per il ritorno alla normale circolazione marittima sarà necessario un successivo protocollo con gli Stati Uniti. Teheran ha inoltre smentito che siano già in corso negoziati diretti con Washington.
“L’affermazione degli Stati Uniti secondo cui sono in corso negoziati con l’Iran è falsa. Non ci sono stati negoziati”, ha dichiarato il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, precisando che il confronto riguarda al momento esclusivamente l’Oman. Il rappresentante iraniano ha comunque riconosciuto che Teheran ha ricevuto messaggi americani sulla disponibilità a ripristinare gli impegni precedenti.
Solo due navi nello Stretto
La crisi continua intanto a paralizzare il traffico commerciale. Secondo i dati di Kpler, mercoledì soltanto due navi hanno attraversato Hormuz, contro le otto del giorno precedente e le circa 130-140 che transitavano quotidianamente prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
La contrazione riguarda anche Bab el-Mandeb, dove è passata una sola nave rispetto alle venti del giorno precedente. Gli Houthi hanno inoltre rivendicato attacchi contro due petroliere saudite, una al largo di Yanbu, nel Mar Rosso, e l’altra nel Golfo di Aden. Da Riad non sono arrivate conferme.
Trump apre all’intesa
Donald Trump ha ribadito di preferire una soluzione diplomatica. “Stiamo parlando con l’Iran, vediamo cosa succede. Vorrei fare un accordo, perché non voglio uccidere la gente”, ha dichiarato durante un evento a Las Vegas.
Il presidente ha sostenuto che, prima dell’ultima tregua, gli Stati Uniti fossero pronti a condurre “il più grande attacco dalla Seconda guerra mondiale”, ma ha confermato la disponibilità al dialogo, ponendo come condizione che Teheran non possa dotarsi di armi nucleari.
Le parole di Trump contrastano con la versione iraniana, secondo cui non esiste ancora un tavolo bilaterale. L’Oman resta quindi il principale mediatore, con il compito di trasformare l’accordo tecnico sulle rotte marittime in un’intesa più ampia capace di coinvolgere anche Washington.
Lo scontro sulle scorte americane
Trump ha intanto smentito con durezza le indiscrezioni secondo cui la riduzione delle scorte di missili avrebbe frenato nuovi attacchi contro l’Iran. “Gli Stati Uniti dispongono di enormi quantità di munizioni”, ha scritto su Truth, aggiungendo che chi ha diffuso quelle che ha definito “dichiarazioni traditrici” dovrà essere individuato e rischia “lunghe condanne detentive”.
Secondo la Cnn, gli Stati Uniti avrebbero consumato dall’inizio della guerra l’80% degli intercettori Thaad e il 50% dei Patriot. Il Washington Post ha inoltre riferito di uno scontro a Camp David tra Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth sulla reale consistenza degli arsenali.
Casa Bianca e Pentagono hanno smentito la ricostruzione. Washington ha annunciato nuovi accordi per aumentare la produzione di munizioni, ma per alcuni sistemi, compresi i Patriot, i tempi industriali possono arrivare fino a due anni.





