Il presidente Donald Trump ha ordinato l’installazione di cartelli di avvertimento davanti al National Museum of American History dello Smithsonian Institution, accusando il museo di presentare “informazioni inaccurate” e di non raccontare la storia degli Stati Uniti in modo “onesto, unificante e degno della repubblica”.
L’ordine esecutivo, firmato venerdì, rappresenta l’ultima mossa di una campagna più ampia volta a esercitare controllo sulle narrazioni storiche all’interno dei musei nazionali.
La decisione segue un rapporto della Casa Bianca pubblicato il 4 luglio, secondo cui il museo non sarebbe “affidabile” nel presentare la storia americana. Trump sostiene che la dirigenza dello Smithsonian utilizzi la storia come “strumento primario” per promuovere idee di giustizia sociale e una “trasformazione radicale della società”, invece di celebrarla come patrimonio condiviso. Già nel marzo 2025, Trump aveva firmato un ordine esecutivo per tagliare i finanziamenti federali ai programmi che, secondo la Casa Bianca, diffondono “narrazioni divisive” o “ideologie inappropriate”.
L’ordine di venerdì intensifica questa linea, incaricando il Segretario degli Interni Doug Burgum di collaborare con il National Park Service per installare segnaletica temporanea lungo i percorsi che conducono al museo.
I cartelli dovranno informare i visitatori del rapporto del 4 luglio e della richiesta del presidente di applicarne le conclusioni, indirizzando il pubblico verso “risorse per informazioni accurate sulla storia americana”.
Lo Smithsonian ha risposto con fermezza. Il segretario Lonnie Bunch ha difeso l’istituzione in una e‑mail inviata a NBC News, affermando che il rapporto della Casa Bianca “non descrive in modo equo il lavoro e la totalità del National Museum of American History”.
La disputa tra White House e Smithsonian apre un nuovo fronte nella battaglia sulla memoria pubblica americana, trasformando un museo simbolo della cultura nazionale in terreno di scontro politico.





