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Riccardo Zucconi, Segretario d’Aula e membro della X Commissione Attività Produttive della Camera

Con il decreto Caivano, Italia precursore sui rischi del web sui minori. Ora completare l’ultimo miglio

giovedì, 23 Luglio 2026
3 minuti di lettura

La recente decisione della Francia di vietare i social ai minori di 15 anni, come anche la precedente iniziativa del governo britannico di vietarli ai minori di 16 anni, conferma una tendenza globale di cui l’Italia, con il c.d. “decreto Caivano” del 2023, tanto vituperato dalle sinistre, è stato in parte precursore. Ho scritto “in parte” perché ritengo, come il caso francese e britannico dimostrano, che il lavoro vada completato e portato a termine entro la legislatura e le mie proposte, depositate in Parlamento, vanno in questa direzione.

I dati e gli univoci studi scientifici dimostrano in modo netto ed inequivocabile i danni provocati sui minori dalla dipendenza dai social e da internet in genere. Chi è genitore come me è particolarmente preoccupato, i ragazzi spesso trascorrono più tempo online che offline e questo alla lunga produce danni cognitivi e neurologici (deficit di attenzione e di concentrazione), psicologici ed emotivi (ansia e depressione), relazionali e sociali (isolamento, analfabetismo emotivo e cyberbullismo) e fisici e somatici (disturbi del sonno e autolesionismo) che occorre assolutamente contrastare.

Proprio su questo, il governo italiano è stato appunto un precursore a livello europeo con il decreto Caivano. Il Governo Meloni ha tracciato la strada in materia di age verification, ponendo l’obbligo della verifica dell’età degli utenti seppure per ora limitatamente ai siti pornografici. Occorre dunque ,in primis, come suggerito dalle associazioni dei genitori e dalla stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), estendere tale divieto oltre ai contenuti per adulti anche a quelli concernenti il gioco d’azzardo e le scommesse, le armi, la violenza, l’odio e la discriminazione, le sette religiose ed in particolare i siti o servizi cosiddetti “anonymizer”, come i famigerati virtual private network (VPN), che forniscono strumenti e modalità per rendere l’attività on line irrintracciabile.

L’intervento legislativo, alla base della mia proposta di legge, estende il divieto di cui al decreto Caivano anche a questi portali, anche perché ciò che è già vietato offline lo deve essere anche online. Ma non basta, perché il grande imputato sono i c.d. social network, luoghi virtuali di interazione dove giovani e giovanissimi passano ore e ore a visionare contenuti spesso più che nocivi. La mia proposta, simile a quella approvata in GB , prevede dunque anche limitazioni all’accesso ai social per i minori di sedici anni. Oggi l’età per prestare il proprio consenso digitale per il trattamento dei dati in autonomia in Italia è di 14 anni. Da questa età si può accedere liberamente ai servizi online senza consenso dei genitori.

Se vogliamo salvare lo sviluppo cognitivo dei nostri figli occorre un’operazione coraggiosa ovvero vietare tout court l’accesso ad internet per i minori di anni 14 se non autorizzati con sistemi di parent control di cui sempre il decreto Caivano, è opportuno ricordarlo, ha disposto l’obbligatorietà per i nuovi dispositivi messi in commercio dai produttori ma prevedendo ancora la facoltà per i genitori di impiegarli. Facoltà che ritengo debba essere riconvertita in obbligo essendo compito essenziale dei genitori l’educazione e la tutela dei propri figli tanto offline che online. E’ fondamentale dunque una responsabilizzazione dei genitori prevedendo anche sanzioni in caso di gravi omissioni. Non è una questione di censura o di limitazione delle libertà, ma di tutela e sicurezza dei nostri figli. Come siamo preoccupati di sapere dove vanno fisicamente i nostri figli e che luoghi frequentano altrettanto lo dobbiamo essere nella dimensione digitale.

Ricapitolando, nella mia proposta di legge fino al compimento dell’età di 14 anni per accedere ad internet occorre una preventiva autorizzazione da parte dei genitori e sono preclusi social network e siti vietati. A partire dai 14 anni si può navigare senza preventiva autorizzazione genitoriale senza però andare sui social network o sui siti vietati. Al compimento dei 16 anni ci si può anche registrare ai social network ma non si possono visitare siti vietati. Al compimento dei 18 anni si può accedere ovunque.

Come dichiarato da Glenn Micallef, commissario per la Gioventù, nel suo intervento di mercoledì 17 giugno alla plenaria di Strasburgo del Parlamento UE nel dibattito sulla protezione della sicurezza e della salute mentale dei minori dai rischi posti dai social media, esiste già una tecnologia europea di verifica dell’età dei minori online che gli Stati membri devono solo adottare. Quindi gli strumenti ci sono, occorre agire presto per innovare il quadro normativo e la mia proposta di legge, affrontando in modo graduale e progressivo l’accesso ai contenuti web dei minori, è quella che metto a disposizione per verificare la sua corrispondenza alle istanze del mondo della ricerca e delle associazioni genitoriali e alle volontà della politica.

On. Riccardo Zucconi

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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