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Export, crescita frenata dagli squilibri: pesano Germania, Medio Oriente e dazi Usa sulle MPI

Export, crescita frenata dagli squilibri: pesano Germania, Medio Oriente e dazi Usa sulle MPI

Confartigianato evidenzia le difficoltà sui principali mercati esteri, dal rallentamento della Germania al crollo delle vendite in Medio Oriente, mentre i dazi statunitensi penalizzano i comparti del made in Italy
martedì, 21 Luglio 2026
3 minuti di lettura

Nei primi cinque mesi del 2026 l’export manifatturiero italiano registra una crescita del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato che, secondo l’analisi di Confartigianato, va letto con cautela, poiché fortemente influenzato dall’andamento delle esportazioni di metalli preziosi, concentrate soprattutto verso la Svizzera.

Al netto dei metalli e dei prodotti in metallo, infatti, le esportazioni risultano sostanzialmente stabili (-0,1%), segnale di una dinamica ancora fragile in un contesto internazionale caratterizzato da elevata incertezza. Dopo il precedente “effetto farmacologico”, a sostenere la crescita nominale dell’export si è quindi sostituito un “effetto metalli preziosi”, che amplifica i dati senza riflettere un miglioramento diffuso della competitività del made in Italy.

Il rapporto su economia e piccole imprese

Le ultime tendenze dell’export sono analizzate nel report “Key data – 38° report su economia, congiuntura e MPI”, predisposto dall’Ufficio Studi di Confartigianato in collaborazione con l’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, l’Osservatorio MPI Confartigianato Emilia-Romagna e l’Ufficio Studi Confartigianato Vicenza. Il documento aggiorna le principali evidenze del più recente rapporto congiunturale, presentato il 6 luglio nel corso di un webinar organizzato nell’ambito della Scuola di Sistema.

Scende il mercato europeo

Sul fronte geografico, permane la debolezza del principale mercato europeo. Tra gennaio e maggio l’export verso la Germania diminuisce del 2,2%. L’analisi territoriale evidenzia però andamenti differenziati: nel primo trimestre del 2026 le esportazioni manifatturiere crescono in Emilia-Romagna (+8,5%) e Veneto (+1,0%), mentre risultano in calo in Piemonte (-0,9%) e Lombardia (-1,2%). Tra gli altri Paesi dell’Unione europea diminuiscono anche le esportazioni verso Spagna (-2,9%) e Belgio (-3,2%), mentre aumentano quelle dirette in Polonia (+5,6%), Austria (+5,5%), Francia (+3,1%) e Cechia (+1,2%). Più contenuta la dinamica nei Paesi Bassi (+0,5%) e in Romania (-0,5%).

Sale l’export per Cina e Africa

Al di fuori dell’Unione europea, la crescita delle esportazioni verso Cina (+19,0%), Africa settentrionale (+16,3%), altri Paesi africani (+7,8%) e India (+3,7%) non è ancora sufficiente a compensare le difficoltà dei mercati più rilevanti. L’incremento del 46% registrato in Svizzera è riconducibile quasi esclusivamente ai flussi di metalli preziosi: al netto di questi ultimi, l’export verso il Paese elvetico segna infatti una lieve flessione (-0,2%). In calo anche le esportazioni verso Russia (-3,2%), Regno Unito (-5,2%) e Turchia (-19,5%), dove la contrazione è legata quasi interamente al comparto orafo.

La crisi in medio Oriente

Particolarmente critica la situazione in Medio Oriente, dove gli effetti della Guerra del Golfo hanno inciso pesantemente sugli scambi commerciali. Nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni verso l’area diminuiscono del 14,5%, con una perdita di 1,9 miliardi di euro di vendite nei primi tre mesi della crisi di Hormuz. Si tratta di mercati strategici per macchinari, moda, arredamento, alimentare, gioielleria e altri comparti a forte presenza di micro e piccole imprese. La flessione interessa anche le principali regioni esportatrici. Nel primo trimestre del 2026 il calo dell’export manifatturiero verso il Medio Oriente è del 3,0% in Toscana, del 9,1% in Lombardia, del 12,9% in Emilia-Romagna e raggiunge il 26,3% in Veneto.

Negli USA situazione in evoluzione

Negli Stati Uniti il quadro appare più articolato. Nei primi cinque mesi del 2026 l’export cresce del 2,3% su base annua e, considerando il periodo compreso tra agosto 2025 e maggio 2026, interessato dall’introduzione dei dazi, l’incremento è del 2,9%. Tuttavia, escludendo il comparto farmaceutico, le esportazioni diminuiscono dell’1,3%.

Difficoltà per piccole e micro imprese

L’impatto delle tariffe si concentra soprattutto nei settori del made in Italy a maggiore presenza di micro e piccole imprese – alimentare, moda, legno-arredo, gioielleria, occhialeria, articoli sportivi e giochi – dove nei dieci mesi di applicazione dei dazi la flessione raggiunge l’8,3%, dopo la sostanziale stabilità registrata nei primi sette mesi del 2025.

L’impatto sulle regioni

Anche sul piano territoriale emergono segnali di rallentamento. Tra le principali regioni esportatrici, nel primo trimestre del 2026 resta positiva soltanto la Toscana (+7,8%), mentre l’export dei settori a maggiore presenza di MPI diminuisce in Emilia-Romagna (-3,1%), Veneto (-6,4%) e Lombardia (-12,3%).

Dazi e svalutazioni USA i rischi per il Made in Italy

Secondo Confartigianato, l’effetto dei dazi si somma alla svalutazione del dollaro rispetto all’euro, che agisce come un ulteriore dazio implicito, e al rallentamento della domanda mondiale legato alle tensioni geopolitiche. Nonostante ciò, gli Stati Uniti si confermano il primo mercato extra Ue del made in Italy, assorbendo il 10,9% dell’export nazionale e garantendo, nei primi cinque mesi del 2026, un avanzo commerciale di 15,3 miliardi di euro, pari al 75,8% dell’intero saldo commerciale italiano. Proprio per questo, conclude Confartigianato, la perdita di competitività nei comparti delle micro e piccole imprese rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la seconda parte del 2026.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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