Il mondo della scienza piange Rudolph A. (Rudy) Marcus, gigante della chimica teorica e professore al Caltech, scomparso il 16 luglio 2026, a pochi giorni dal suo 103° compleanno. Marcus, titolare delle cattedre John G. Kirkwood e Arthur A. Noyes, ha lasciato un’eredità scientifica immensa, frutto di una curiosità inesauribile e di una mente capace di unire rigore matematico e sensibilità sperimentale.
Nel 1992 ricevette il Premio Nobel per la Chimica per la teoria del trasferimento elettronico, un concetto fondamentale che spiega come gli elettroni si muovono tra molecole senza che gli atomi cambino posizione. “Era uno scienziato visionario”, ha dichiarato il presidente del Caltech Ray Jayawardhana, sottolineando come il lavoro di Marcus abbia gettato le basi per progressi nell’energia pulita, nella catalisi e nei materiali elettronici. Autore di oltre 500 pubblicazioni in quasi otto decenni, Marcus ha mantenuto un laboratorio attivo fino alla fine, lavorando a tre articoli scientifici al momento della sua scomparsa.
La sua famiglia ha ricordato il profondo legame con il Caltech e la gioia che traeva dal confronto con studenti e colleghi. Mentore appassionato, Marcus ha formato centinaia di ricercatori, partecipando fino al 2024 al programma Summer Undergraduate Research Fellowships. Amava ripetere che “le idee nascono quando si entra in contatto con nuovi risultati sperimentali”, un principio che ha guidato la sua carriera e che ha trasmesso alle nuove generazioni.
Nato a Montreal nel 1923, figlio unico di genitori senza diploma, studiò alla McGill University, dove si laureò nel 1943 e conseguì il dottorato nel 1946. Da giovane ricercatore al National Research Council di Ottawa, si dedicò allo studio delle velocità di reazione nei gas, ma presto capì che desiderava una scienza più matematica e teorica. Fu così che, con un collega, decise di creare un piccolo gruppo di ricerca indipendente, segnando l’inizio della sua straordinaria carriera teorica.





