Noi di Italia Moderata siamo favorevoli alle preferenze nelle liste elettorali, perché i nostri padri fondatori avevano previsto di consegnare al popolo il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Perciò, il voto di ieri, ci ha delusi».
È questa la posizione di Antonio Sabella, Segretario Nazionale Italia Moderata, in risposta al voto di ieri, alla Camera, del testo di riforma della legge elettorale.
«Non può che creare disorientamento, in Italia Moderata, come in tutti i cittadini, che speravano in una riforma democratica, che restituisse loro un reale potere elettorale, la decisione di ieri, della Camera dei deputati (ndr. 14 luglio), che ha incassato una delle più significative battute d’arresto del Governo dall’inizio della legislatura, bocciando con 188 voti contrari e 187 favorevoli l’emendamento della maggioranza che reintroduceva le preferenze». A risultare decisivo è stato il voto segreto richiesto dalle opposizioni, nonostante poche ore prima la presidente del Consiglio avesse pubblicamente invitato i partiti a “metterci la faccia” e a rinunciare allo scrutinio segreto, chiedendo di fatto un voto palese».
La sconfitta è maturata a causa dei cosiddetti franchi tiratori. Secondo le stime circolate nei gruppi parlamentari, sarebbero mancati all’appello circa una trentina di voti della maggioranza, segnale delle forti resistenze interne alla riforma. La stessa Meloni, a caldo, ha riconosciuto che oltre al voto compatto delle opposizioni, “nella maggioranza sono mancati diversi voti” e ha annunciato una riflessione politica sull’accaduto.
L’emendamento bocciato rappresentava già un compromesso rispetto al progetto originario del centrodestra. Nella versione iniziale, infatti, Fratelli d’Italia spingeva per una reintroduzione più ampia delle preferenze; durante il confronto con gli alleati e nel passaggio in Commissione era stato invece elaborato un sistema misto che manteneva i capilista bloccati, ma consentiva agli elettori di esprimere fino a tre preferenze per gli altri candidati della lista, con meccanismi volti a favorire l’equilibrio di genere. L’obiettivo era conciliare l’esigenza di governabilità con una maggiore possibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti.
Il testo uscito dalle Commissioni e arrivato in Aula manteneva dunque l’impianto dello “Stabilicum”, ma introduceva un elemento di apertura verso le richieste di maggiore rappresentatività. Proprio questa soluzione intermedia aveva consentito, nelle ore precedenti al voto, l’adesione anche di Lega e Forza Italia, inizialmente fredde.
“Dal punto di vista politico – conclude Sabella – il voto non mette in discussione la tenuta formale del Governo: occorre ricordare a chi ha approfittato per alzare una polemica fuori luogo, chiassosa e poco consona al ruolo di parlamentare, che non si trattava di una fiducia né di un provvedimento conclusivo. Tuttavia, occorre ammetterlo, la riforma elettorale e apre una fase di verifica interna. La coalizione punta ora sul passaggio al Senato, dove il voto segreto sarebbe molto più difficile da ottenere e dove il centrodestra confida di poter recuperare la modifica sulle preferenze respinta da Montecitorio”.





