Chesley “Sully” Sullenberger, il pilota che nel 2009 riuscì a far ammarare un Airbus sul fiume Hudson salvando tutte le 155 persone a bordo, ha annunciato martedì di aver ricevuto una diagnosi di malattia di Alzheimer. La notizia arriva da un comunicato pubblicato sul suo sito, in cui il celebre comandante, oggi 75enne, descrive la fase iniziale della patologia con una sincerità che ha commosso il mondo dell’aviazione. ‘Sully‘ ha spiegato di aver scelto di condividere pubblicamente la diagnosi per incoraggiare altre famiglie che vivono “nell’ombra” della malattia a farsi avanti e cercare sostegno.
Il pilota divenne un eroe internazionale il 15 gennaio 2009, quando il volo US Airways 1549 perse entrambi i motori dopo una collisione con uno stormo di uccelli. In soli 208 secondi, Sullenberger decise di tentare l’ammaraggio sul fiume Hudson, una manovra considerata quasi impossibile. Il successo dell’operazione fu definito il “Miracolo sull’Hudson”, e la storia venne poi portata al cinema da Clint Eastwood nel film ‘Sully’, con Tom Hanks nel ruolo del comandante. Dopo il ritiro nel 2010, Sullenberger è diventato una delle voci più autorevoli sulla sicurezza aerea, partecipando a commissioni, conferenze e iniziative pubbliche.
Il suo messaggio di martedì richiama proprio quel passato: “Il coraggio è contagioso. Quel giorno ha aiutato tutti a unirsi per far uscire tutti da quell’aereo con successo”. Ora, dice, serve lo stesso spirito per affrontare la malattia. Sullenberger ha aggiunto di sentirsi parte di una comunità più ampia: milioni di persone che convivono con l’Alzheimer e che ogni giorno affrontano sfide invisibili. “Insieme saremo coraggiosi”, ha scritto. La storia dell’uomo che salvò un intero aereo torna così a parlare di coraggio, ma in una forma diversa: non più quella del pilota che guida un velivolo in avaria, bensì quella di chi decide di affrontare una diagnosi difficile con lucidità, dignità e un messaggio di speranza.





