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Donald Trump, Presidente USA

Trump: “Lo Stretto di Hormuz è aperto, li abbiamo bombardati pesantemente”

Washington ribadisce la libertà di navigazione nel Golfo, mentre Pakistan, Qatar e Kuwait chiedono la de-escalation e condannano i raid iraniani. Da Teheran nuove minacce di ritorsione
lunedì, 13 Luglio 2026
2 minuti di lettura

Lo Stretto di Hormuz “è aperto, li abbiamo bombardati pesantemente”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un’intervista telefonica a Nbc. A confermarlo è anche lo U.S. Central Command, secondo cui “è aperto a tutte le imbarcazioni che intendono transitare legalmente attraverso questa via navigabile internazionale”. Il comando militare statunitense ha inoltre sottolineato che “le forze americane sono schierate e pronte a garantire la libertà di navigazione, nonostante le ingiustificate aggressioni, le molestie, le minacce e le dichiarazioni arbitrarie dell’Iran”.

Raid e de-escalation

Il ministro degli Esteri del Pakistan, Ishaq Dar, ha invitato alla “de-escalation” del conflitto in Medio Oriente ed esortato tutte le parti a “dare prova di moderazione” durante un colloquio telefonico con il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi. Lo rende noto il ministero degli Esteri pakistano, precisando che Dar ha “sottolineato che il dialogo e la diplomazia restano l’unica strada praticabile per risolvere le controversie e garantire una pace e una stabilità durature nella regione”.

Attacchi ai Paesi del Golfo

Il Qatar ha condannato gli attacchi iraniani contro il proprio territorio e gli altri Paesi del Golfo, dopo la serie di raid lanciati dalla Repubblica islamica. “Il Qatar condanna con la massima fermezza i nuovi attacchi sferrati dalla Repubblica islamica dell’Iran”, si legge in una nota del ministero degli Esteri, che definisce i raid contro Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman e Kuwait una “pericolosa escalation”.

Le minacce iraniane

Da Teheran arrivano intanto nuove minacce di ritorsione. “La vendetta avverrà non solo per le nostre emozioni, ma anche per il diritto dell’Iran di rispondere in modo proporzionato ai crimini, sulla base del diritto internazionale”, ha dichiarato Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema iraniana, riferendosi all’uccisione dell’ex leader Ali Khamenei nell’attacco israelo-americano di febbraio. “Gli Stati Uniti e Israele hanno oltrepassato i limiti dell’Iran e dovrebbero ricevere una risposta proporzionata, al fine di evitare che vengano accusati di aver ucciso i leader di altri Paesi”, ha aggiunto.

Teheran: Hormuz più importante delle atomiche

Lo stesso Rezaei, ex comandante delle Guardie della Rivoluzione, ha definito lo Stretto di Hormuz “più importante di decine di bombe atomiche”, sostenendo che rappresenta una priorità strategica persino superiore al programma nucleare iraniano. “Questo passaggio strategico è più importante di decine di bombe atomiche e la Repubblica Islamica dell’Iran lo proteggerà”, ha affermato, secondo quanto riferito dall’agenzia Isna. Stati Uniti, Israele e diversi Paesi occidentali ritengono che il programma nucleare di Teheran possa avere finalità militari, accusa che l’Iran respinge rivendicando il diritto allo sviluppo dell’energia nucleare per scopi civili.

Kuwait sotto attacco

Anche il Kuwait ha condannato con fermezza l’offensiva iraniana contro i Paesi del Golfo e la Giordania, definendola “un’escalation della massima gravità” che “compromette gli sforzi diplomatici” in corso per favorire la de-escalation. In una nota, il ministero degli Esteri kuwaitiano ha affermato che “la prosecuzione di queste aggressioni rappresenta un’escalation della massima gravità, suscettibile di aggravare le tensioni e l’instabilità nella regione, minacciare la pace e la sicurezza regionali e compromettere gli sforzi diplomatici finalizzati alla de-escalation e alla risoluzione pacifica delle crisi”. Il governo di Kuwait City ha inoltre condannato “le gravi aggressioni iraniane perpetrate questa mattina contro lo Stato del Kuwait”, sostenendo che riflettano “la determinazione a perseguire una strategia ostile reiterata”.

La morte dello sceicco Al Thani

In Qatar è stato proclamato un lutto nazionale di quattro giorni dopo la morte dello sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro del Paese dal 1995 al 2013. L’ex sovrano è deceduto domenica all’età di 74 anni. Il 25 giugno 2013 aveva abdicato volontariamente in favore del figlio, l’attuale emiro Tamim bin Hamad Al Thani, sostenendo che fosse giunto il momento di affidare il potere a una nuova generazione.

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