Dopo l’euforia dell’IPO, per SpaceX è arrivata la prima frenata. Il titolo SPCX ha chiuso lunedì con un tonfo del 16,4%. Il calo completa una serie negativa di tre giorni: mercoledì il titolo aveva perso il 5%, giovedì un ulteriore 3,6%, mentre venerdì i mercati USA erano chiusi per il Juneteenth. La correzione arriva dopo un rally spettacolare che aveva portato le azioni fino a 225 dollari, spingendo SpaceX — per un breve momento — a superare Amazon e Microsoft in capitalizzazione, diventando la quarta azienda più preziosa al mondo.
Ora, però, il titolo è risalito di appena il 14% rispetto al prezzo di IPO di 135 dollari, ben lontano dai picchi iniziali. A pesare sul sentiment è stata anche la conferma, lunedì mattina, della prima emissione obbligazionaria nella storia della compagnia. Nel filing, SpaceX ha spiegato che i proventi delle nuove Notes serviranno a ripagare il bridge loan acceso a febbraio per acquisire la startup di intelligenza artificiale xAI, fondata dallo stesso Elon Musk. Il finanziamento ponte era stato garantito da un consorzio di banche — Bank of America, Citigroup, JPMorgan Chase, Goldman Sachs e Morgan Stanley — che ora dovrebbero guidare anche il collocamento del debito.
Le emissioni obbligazionarie, spiegano gli analisti, possono talvolta pesare sulle azioni perché aumentano i costi finanziari e suggeriscono un fabbisogno di capitale più elevato del previsto. Ma il vero fattore che preoccupa gli investitori è un altro: l’arrivo delle finestre di unlock per gli insider. Secondo Jeff Jacobson di 22V Research, dopo la pubblicazione degli utili si sbloccherà il 20% delle azioni interne. A questo si aggiungono un ulteriore 10% se il titolo dovesse tornare al 30% sopra il prezzo di IPO, e due unlock del 7% ciascuno previsti per il 21 agosto e il 10 settembre. In totale, entro settembre gli insider potrebbero vendere fino al 44% delle azioni, aumentando il flottante del 900% rispetto all’attuale 4,2%.





