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Edi Rama, Primo Ministro della Repubblica dell'Albania

Zvërnec contro Rama, la sfida all’uomo che ha cambiato l’Albania

Dal resort di Kushner alla protesta dei fenicotteri: il primo vero test per il leader che ha portato Tirana alle porte dell’Europa
domenica, 21 Giugno 2026
3 minuti di lettura

Per oltre dodici anni Edi Rama ha vinto una sfida che sembrava impossibile. Ha preso un Paese che per gran parte dell’Europa era sinonimo di emigrazione, arretratezza e criminalità e lo ha trasformato in una delle economie più dinamiche del Mediterraneo, in una meta turistica internazionale e in un candidato credibile all’ingresso nell’Unione Europea. Oggi però il premier albanese si trova davanti a un avversario inatteso. Non l’opposizione storica guidata da Sali Berisha. Non Bruxelles. Non una crisi economica. Ma una laguna.

È attorno a Zvërnec e alla laguna di Narta, nel sud dell’Albania, che si sta giocando una partita che va ben oltre l’ambiente, il turismo o l’urbanistica. La protesta nata contro il progetto turistico sostenuto dall’investitore americano Jared Kushner si è rapidamente trasformata in qualcosa di diverso: una contestazione politica, un terreno di scontro identitario e, forse, il primo vero test del lungo ciclo di governo di Edi Rama. Gli slogan non parlano più soltanto di fenicotteri, biodiversità o tutela del paesaggio. “L’Albania non è in vendita” è diventata la parola d’ordine di una parte della protesta.

Per il governo il progetto rappresenta un investimento strategico, capace di attrarre capitali, occupazione e turismo di alta gamma. Per i contestatori è invece il simbolo di uno sviluppo percepito come troppo rapido, poco condiviso e distante dalle comunità locali.

Rama non ha arretrato di un millimetro. Ha difeso il progetto, ha condannato gli episodi di violenza verificatisi durante alcune manifestazioni e ha ribadito che l’area protetta non verrà compromessa. Una posizione coerente con quanto mi aveva spiegato poche settimane fa nel corso della lunga intervista pubblicata dal Giornale. Nel suo ufficio di Tirana rivendicava con orgoglio il percorso compiuto dall’Albania: crescita economica, investimenti esteri, infrastrutture, digitalizzazione dello Stato e avvicinamento all’Europa. “La fase negativa dell’Albania è ormai alle nostre spalle“, mi disse.

Ed è proprio qui che emerge il vero significato politico della vicenda. Perché in gioco non c’è soltanto una laguna. In gioco c’è il racconto stesso dell’Albania costruito da Rama negli ultimi dodici anni. Può un Paese crescere così rapidamente senza produrre nuove fratture sociali? Può attrarre miliardi di investimenti, trasformare le proprie coste e candidarsi all’ingresso nell’Unione Europea convincendo allo stesso tempo tutti i cittadini che quella crescita appartiene davvero a tutti?

Sul fondo della vicenda emerge però anche una dimensione geopolitica che rende questa storia molto più complessa di una semplice contestazione ambientale. In una recente intervista al Financial Times, Rama ha sostenuto che parte della campagna contro il progetto Kushner sarebbe stata amplificata da soggetti riconducibili all’Iran. Un’accusa che naturalmente richiede verifiche e riscontri, ma che non nasce nel vuoto.

L’Albania ospita infatti una delle più importanti comunità dell’opposizione iraniana in esilio e nel 2022 fu bersaglio di un grave attacco informatico attribuito dalle autorità albanesi a gruppi legati a Teheran, una vicenda che portò addirittura alla rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Per questo, quando Rama parla di interferenze esterne, non si limita a denunciare una polemica politica interna, ma inserisce la protesta di Zvërnec nello scenario più ampio delle guerre ibride, della disinformazione e delle campagne di influenza che attraversano oggi i Balcani e l’Europa.

Naturalmente la protesta esiste e le domande poste da cittadini e ambientalisti meritano risposte. Ma secondo il premier una parte della loro amplificazione internazionale potrebbe avere origini diverse da quelle che appaiono in superficie.

Ed è qui che la laguna diventa geopolitica. Perché il progetto Kushner non è soltanto un investimento turistico. È un investimento americano in un Paese candidato all’ingresso nell’Unione Europea, guidato da un leader che ha fatto dell’ancoraggio occidentale dell’Albania la linea portante della propria azione politica.

Nelle sue più recenti interviste Rama ha insistito molto anche su un altro tema: quello della manipolazione della percezione pubblica. Nell’era degli algoritmi, dell’intelligenza artificiale e delle campagne digitali, sostiene il premier albanese, la battaglia politica non si combatte più soltanto sui fatti, ma anche sul modo in cui quei fatti vengono raccontati, amplificati e percepiti dall’opinione pubblica. È una riflessione che riguarda tutte le democrazie occidentali ma che assume un significato particolare in Albania, un Paese che negli ultimi dodici anni ha compiuto una trasformazione che pochi avrebbero ritenuto possibile.

Le prossime settimane saranno decisive. Perché la domanda che oggi attraversa l’Albania non riguarda soltanto il destino di un resort o di una laguna. Riguarda il futuro del modello Rama. Si possono contestare singole scelte, discutere progetti urbanistici e chiedere maggiori garanzie ambientali. Più difficile è negare che l’Albania di oggi sia profondamente diversa da quella di dodici anni fa. Chi conosce questo Paese sa che il salto compiuto è stato straordinario e che gran parte dei progressi economici, istituzionali e internazionali dell’Albania portano la firma di Edi Rama.

Molti degli investitori che oggi guardano a Tirana, Durazzo, Valona o alla riviera albanese hanno scelto di investire perché hanno trovato stabilità politica, una visione di sviluppo e una leadership riconoscibile. Per questo è difficile immaginare un’Albania che completi il proprio percorso verso l’Unione Europea senza il leader che più di ogni altro l’ha avvicinata all’Europa. Ed è proprio per questo che la sfida di Zvërnec non è soltanto una sfida per il premier. È una sfida per l’Albania del futuro.

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