Il Partito Comunista cubano ha approvato un pacchetto di riforme economiche senza precedenti, aprendo la strada a una liberalizzazione parziale dell’economia dell’isola. Le misure, presentate giovedì all’Assemblea Nazionale, prevedono l’espansione dell’impresa privata, l’ingresso di banche non statali e incentivi per attrarre investimenti stranieri, inclusi quelli dei cubani residenti all’estero. Il piano, che dovrebbe essere ratificato senza difficoltà, segna una svolta epocale per un Paese governato dal Partito Comunista dal 1965.
Tra le novità più radicali figurano la possibilità di sviluppo immobiliare privato e la trasformazione di aziende statali in società con quote e partecipazioni, aprendo di fatto un mercato azionario interno. Nel suo intervento al Comitato Centrale, il presidente Miguel Díaz‑Canel ha riconosciuto che la crisi economica non può essere attribuita solo al blocco statunitense, in vigore da decenni e recentemente irrigidito dall’amministrazione Trump con il divieto di forniture di carburante. Le riforme arrivano mentre l’Unione Europea ha approvato una risoluzione che chiede sanzioni contro Díaz‑Canel e contro la dirigenza del conglomerato militare GAESA, accusando il governo cubano di “repressione sistematica” e invocando “profondi cambiamenti economici e politici”.
Nonostante le tensioni internazionali, l’ex presidente Raúl Castro, recentemente incriminato dagli Stati Uniti, ha espresso sostegno al piano. Da Washington, il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che gli Stati Uniti vogliono “vedere i cubani felici e prosperi”, aggiungendo che un dialogo è in corso per “aiutare Cuba a cambiare rotta”. Le riforme, se attuate, potrebbero ridisegnare il volto economico dell’isola caraibica, aprendo una nuova fase di ibridazione tra socialismo e mercato. Ma Díaz‑Canel ha avvertito: “Non ci sarà consenso assoluto. Tuttavia, non possiamo più rimandare.”





