Introduzione: la Cina come grande domanda del XXI secolo
Comprendere la Cina contemporanea significa comprendere una delle più grandi trasformazioni storiche dell’età moderna. In pochi decenni, la Cina è passata dalla povertà rurale di massa, dall’isolamento internazionale, dal trauma della Rivoluzione culturale, a diventare potenza industriale, centro manifatturiero globale, protagonista tecnologico, rivale strategico degli Stati Uniti. Al centro di questa fase storica si trova Xi Jinping, figura che incarna contemporaneamente il nazionalismo cinese, la continuità del Partito Comunista, la paura del caos, l’ambizione della “rinascita nazionale”. Xi non è semplicemente un leader politico ma è il simbolo del progetto storico di riportare la Cina al centro del mondo senza adottare integralmente il modello politico occidentale.
Le origini di Xi Jinping: trauma, disciplina e Stato forte
Xi Jinping nasce nel 1953 in una famiglia rivoluzionaria. Suo padre, Xi Zhongxun, fu un importante dirigente comunista vicino a Mao Zedong ma la sua giovinezza fu segnata dalla caduta politica della famiglia durante la Rivoluzione culturale. Questo elemento è fondamentale per comprendere la psicologia politica di Xi. Durante quegli anni il padre venne epurato, la famiglia umiliata pubblicamente, Xi fu inviato nelle campagne dello Shaanxi per la “rieducazione”. Nel villaggio di Liangjiahe, Xi visse povertà, lavoro manuale, isolamento, disciplina collettiva. Secondo molti studiosi, fu lì che maturò una convinzione destinata a guidare tutta la sua visione politica, maturando l’idea che il caos distrugge le civiltà, mentre l’ordine e la stabilità permettono prosperità e continuità storica. Questa esperienza spiega in parte perché Xi consideri il controllo politico, la disciplina sociale,l’unità nazionale, non semplici strumenti di governo, ma condizioni essenziali di sopravvivenza della Cina.
Formazione e carriera: il dirigente tecnocratico del Partito
Xi studiò alla Tsinghua University, una delle istituzioni più prestigiose della Cina, sviluppando una formazione prevalentemente tecnica, amministrativa, politico-organizzativa. Non emerse come teorico ideologico brillante, ma come uomo d’apparato, organizzatore pragmatico, dirigente affidabile. La sua ascesa fu lenta e metodica. Lavorò in diverse province comeHebei, Fujian, Zhejiang, Shanghai. Questa lunga esperienza territoriale rappresenta uno degli elementi centrali del sistema cinese, la leadership non nasce principalmente da campagne elettorali, ma da una lunga carriera amministrativa interna al Partito. Xi acquisì così reti politiche, esperienza gestionale,reputazione di dirigente disciplinato, immagine di uomo vicino sia all’élite rivoluzionaria sia alla realtà provinciale. Nel 2012 divenne segretario generale del Partito Comunista Cinese e successivamente presidente della Repubblica Popolare.
Il Partito Comunista Cinese: Stato, élite e civiltà
Per comprendere Xi è indispensabile comprendere la natura del Partito Comunista Cinese. Nel modello cinese il Partito non è semplicemente un partito politico ma è l’architettura centrale dello Stato, è il custode dell’unità nazionale, è il garante della continuità storica della Cina. La leadership cinese ritiene che la frammentazione politica, il pluralismo incontrollato, il conflitto permanente tra fazioni, possano condurre al collasso della civiltà cinese, come accadde in alcune fasi della sua storia imperiale o nel crollo dell’Unione Sovietica. Per Xi, il Partito rappresenta ordine,continuità, sovranità, capacità strategica. Di conseguenza nessun potere autonomo deve superare il Partito, non i miliardari, le piattaforme tecnologiche, i governi locali, la finanza, i media.
Il capitalismo cinese: ricchezza sì, oligarchie no
Uno degli aspetti più originali della Cina contemporanea è la combinazione tra mercato, autorità politica, pianificazione strategica, controllo del Partito. Dopo Deng Xiaoping, la Cina accettò il mercato e la ricchezza privata come strumenti di sviluppo nazionale. Xi non ha abolito questo modello, al contrario, considera la prosperità economica essenziale per la stabilità politica. Ma Xi ritiene anche che un capitalismo senza controllo produca degenerazioni pericolose. Secondo questa visione il capitale tende naturalmente a concentrarsi, le élite economiche cercano influenza politica, la finanza può destabilizzare la società,le disuguaglianze eccessive minacciano la coesione nazionale. Per questo Xi ha promosso il concetto di “prosperità comune”. Non si tratta di ritorno al maoismo egualitario, bensì di contenimento delle disuguaglianze, ampliamento della classe media,subordinazione del capitale agli obiettivi nazionali, limitazione della nascita di oligarchie indipendenti.





