La crisi energetica cubana ha raggiunto un nuovo, drammatico punto di rottura. Lunedì a mezzogiorno, la rete elettrica nazionale è collassata completamente, lasciando circa 10 milioni di persone senza energia in tutto il Paese. Lo ha confermato l’operatore statale UNE, che ha dichiarato di essere al lavoro per individuare le cause del blackout, definito “totale e improvviso”. Secondo UNE, quasi due terzi dell’isola erano già senza corrente quando il sistema è ceduto del tutto, aggravando una situazione che da mesi paralizza la vita quotidiana dei cubani. Le interruzioni programmate, spesso di molte ore, hanno reso impossibile lavorare, conservare cibo e dormire nelle temperature soffocanti dell’estate caraibica.
La crisi economica prolungata, unita alle sanzioni statunitensi e alla riduzione delle forniture venezuelane, ha lasciato Cuba con centrali obsolete, manutenzione insufficiente e una capacità di generazione sempre più instabile. Il governo, già sotto pressione per la gestione della crisi energetica, si trova ora in una situazione definita da analisti “senza precedenti”. L’amministrazione Trump ha intensificato le misure economiche contro l’isola, rendendo ancora più difficile l’acquisto di carburante e pezzi di ricambio. Il blackout totale ha colpito ospedali, scuole, trasporti e servizi essenziali. Le strutture sanitarie hanno attivato generatori di emergenza, ma molte non dispongono di carburante sufficiente per sostenere un’interruzione prolungata.
Nelle città, i cittadini hanno affollato le strade in cerca di aria fresca, mentre le comunicazioni sono risultate intermittenti. Le autorità non hanno fornito una tempistica per il ripristino della rete, né dettagli tecnici sull’origine del guasto. In passato, blackout simili erano stati attribuiti a guasti simultanei in più centrali termoelettriche, spesso causati da sovraccarichi o problemi alle linee di trasmissione.





