mercoledì, 5 Agosto, 2020
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L’Arma dei Carabinieri sarà ancora nei Secoli Fedele

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Basta davvero poco per rovinare il prestigio di una persona o di una Istituzione. Un passo falso, un momento di debolezza, la voglia di strafare o di non fare ed il gioco è fatto.

Così, in un baleno, oltre un secolo di gloriosa storia conquistata con sacrifici di ogni tipo, compreso la perdita di vite umane, la Benemerita Arma dei Carabinieri è in piena bufera, come non mai dalla sua nascita.

Diciamo subito, però, che ha tutte le qualità e le capacità, al proprio interno, per riprendersi con maggiore energia e credibilità, benché la strada sia irta ed impervia.

Era il 1914, quando dall’allora Capitano Cenisio Fusi l’Arma dei Carabinieri ricevette il motto araldico di “Fedele nei Secoli”, ufficialmente concesso da Vittorio Emanuele III il 10.11.1933 in applicazione della legge 24 marzo 1932, n. 293, stemma araldico per l’esercito.

Già terza Forza Armata italiana insieme a marina ed aeronautica, nel 2000 venne riconosciuta a rango di quarta Forza Armata autonoma. Una conquista meritata, di elevato prestigio, grazie alla sua brillante ed instancabile attività di polizia militare e di polizia giudiziaria, capillarmente svolte sul territorio italiano e non solo, d’iniziativa e su disposizioni o delega delle rispettive Autorità giudiziarie.

Nel tempo, quasi ognuno di noi, per motivi diversi, ha avuto modo di parlare con un Carabiniere o di recarsi presso un Comando di Stazione, la più piccola unità territoriale, ove assolve molteplici compiti h24.

Proprio in una di queste, ormai ben nota a tutti, presso una Stazione Carabinieri di Piacenza, si sono consumati delitti orribili e disgustosi ad opera di alcuni appartenenti che, per i fatti addebitati, hanno disonorato l’Arma, facendone incrinare la fiducia che ora, faticosamente, tocca riacquistare.

Qualsiasi ragionamento ed ipotesi concernenti i moventi dei reati perpetrati nel tempo sarebbero riduttivi e fuorvianti della realtà, per cui è bene attenersi, con rispetto e fiducia al lavoro non facile delle due Magistrature ordinaria e militare e degli investigatori che sono riusciti ad interrompere questa ondata di fango sul volto della Benemerita.

La domanda, ovvero alcune domande, vengono spontanee e cioè: come è possibile che fatti così gravi siano stati perpetrati per un periodo non breve, visto che vi sono episodi del 2017, senza che alcun superiore gerarchico, commilitone o esterno si sia accorto mai di nulla o ne abbia sentito la necessità di riferire a chi di dovere?

Sono davvero solamente circoscritti tali tipologie comportamentali ad un solo reparto o vi siano frange anche in altre parti del territorio?

Questa domanda e la relativa probabile risposta destano tanta preoccupazione in tutti ed inducono ad approfondite riflessione da parte di coloro che ne hanno la responsabilità funzionale, gerarchica e politica.

Noi incontriamo ogni giorno, in tutte le ore, militari dell’Arma in uniforme, in pattuglia, sia giovani che meno giovani con cui bisognerà guardarsi negli occhi ma penso sia importante farlo prima da parte nostra per dar loro fiducia e conforto, facendo capire che le mele marce esistono ovunque: importante è non farsi contagiare dalla mela marcia e farla sparire compiendo il proprio dovere.

È sufficiente credo svolgere una ferrea attività di controllo ed ispezione del personale durante il servizio e pretendere la rendicontazione non solo del loro sistematico operare ma anche sul tenore di vita di ciascuno.

I Parlamentari hanno il dovere, all’inizio di ogni legislatura, di dichiarare i loro redditi e così annualmente.

Una simile norma potrebbe essere estesa a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione.

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