Gli operai hanno rimosso il nome del presidente Donald Trump dal Kennedy Center poche ore dopo la scadenza fissata dal tribunale, chiudendo un capitolo durato meno di sei mesi e segnato da polemiche, ricorsi e tensioni istituzionali. Le dodici lettere di bronzo, installate nel dicembre 2025 quando l’edificio era stato ribattezzato “Donald J. Trump and the John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts”, sono state smontate all’alba di sabato, dietro teloni montati in fretta per proteggere il lavoro dalla pioggia — e dagli sguardi del pubblico. La rimozione è avvenuta in seguito alla sentenza di un giudice federale che ha stabilito che il Kennedy Center non può essere rinominato senza l’approvazione del Congresso.
L’amministrazione aveva tentato fino all’ultimo di bloccare l’ordine, sostenendo che il nome di Trump fosse essenziale per la raccolta fondi destinata alla ristrutturazione dell’istituzione. Una corte d’appello ha respinto la richiesta venerdì sera. Secondo documenti depositati in tribunale, il direttore operativo del Kennedy Center, Charles Matthew Floca, ha confermato che il nome è stato rimosso nonostante i ritardi causati dal maltempo. Anche i riferimenti online sono stati eliminati. La decisione arriva dopo mesi di controversie: all’inizio del suo secondo mandato, Trump aveva sostituito l’intero consiglio di amministrazione del Centro con nuovi membri che lo avevano nominato presidente, aprendo la strada al cambio di nome. La notte della rimozione è stata seguita da centinaia di persone, molte delle quali hanno sfidato pioggia e temporali per assistere all’operazione. Alcuni hanno contestato l’uso dei teloni, gridando “Copritevi!” e “Codardi!”, mentre altri hanno accolto il momento come un atto di ripristino della legalità.





