0
Europa, il continente che si riscalda più in fretta: il clima accelera, la politica rincorre

Europa, il continente che si riscalda più in fretta: il clima accelera, la politica rincorre

Il rapporto Copernicus-WMO 2025 fotografa un continente sempre più esposto agli effetti del riscaldamento globale. La crisi climatica è già una realtà e le risposte restano insufficienti
mercoledì, 3 Giugno 2026
2 minuti di lettura

L’emergenza climatica è già in corso e richiede risposte immediate. Malgrado gli allarmi l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale è oggi concentrata sulle guerre e sulle incertezze economiche, ma il cambiamento climatico continua a presentare un conto sempre più pesante. È quanto emerge dal rapporto sullo stato del clima in Europa 2025, elaborato dal Servizio Copernicus e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), che descrive un continente in rapido riscaldamento e sempre più vulnerabile agli eventi estremi.

L’Europa nel super riscaldamento

Secondo il documento, l’Europa si conferma il continente che si scalda più velocemente al mondo, con un tasso di aumento delle temperature pari al doppio della media globale registrata dal 1980. Nel 2025, almeno il 95% del territorio europeo ha fatto segnare temperature superiori alla norma climatica.

La corsa al rialzo del termometro

I record si sono susseguiti in diverse aree del continente. Gran Bretagna, Norvegia e Islanda hanno vissuto l’anno più caldo mai registrato. In Finlandia e nella Scandinavia subartica, un’ondata di calore durata tre settimane ha spinto i termometri oltre i 30 gradi all’interno del Circolo Polare Artico. In Turchia, per la prima volta, la temperatura ha raggiunto i 50 gradi, mentre in Grecia l’85% della popolazione ha dovuto fare i conti con valori prossimi o superiori ai 40 gradi.

Ecosistemi nella morsa del riscaldamento

Gli effetti del riscaldamento globale sono evidenti anche sugli ecosistemi. I ghiacciai europei hanno registrato una perdita netta di massa in tutte le regioni monitorate. In Islanda è stato osservato il secondo episodio di scioglimento più intenso della storia recente. Ancora più significativo il dato della Groenlandia, che nel corso dell’anno ha perso circa 139 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Una quantità che, secondo gli esperti, equivale allo svuotamento di circa cento piscine olimpioniche ogni ora. Questo fenomeno ha contribuito all’innalzamento del livello medio del mare di 0,4 millimetri in un solo anno.

Il caldo degli oceani la siccità della terra

Anche gli oceani mostrano segnali preoccupanti. La temperatura media della superficie marina attorno all’Europa ha raggiunto il valore più alto mai rilevato e l’86% delle acque è stato interessato da ondate di calore marine classificate come forti. Sulla terraferma, invece, la siccità continua a ridurre la disponibilità di risorse idriche: la portata dei fiumi è rimasta sotto la media per undici mesi su dodici, mentre gli incendi boschivi hanno devastato oltre un milione di ettari di territorio, una superficie superiore a quella dell’intera isola di Cipro.

Sempre meno copertura nevosa

A preoccupare è anche la progressiva riduzione della copertura nevosa. Nel 2025 la presenza di neve è risultata inferiore del 31% rispetto alla media. Una diminuzione che riduce la capacità del suolo di riflettere la radiazione solare e favorisce un ulteriore assorbimento di calore, alimentando un circolo vizioso che accelera il riscaldamento.

Risposte insufficienti

Sul fronte delle risposte istituzionali, il quadro appare contraddittorio. Da un lato, l’Unione Europea ha raggiunto un risultato significativo, coprendo il 46,4% del proprio fabbisogno elettrico attraverso fonti rinnovabili, con il solare che ha toccato il record del 12,5%. Dall’altro, diversi governi europei, compreso quello italiano, stanno valutando un allentamento delle misure di riduzione delle emissioni, rallentando il percorso verso gli obiettivi climatici.

Una emergenza già in atto

“Il cambiamento climatico non è una minaccia futura, è la nostra realtà presente”, evidenzia Samantha Burgess del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine. Un monito che accompagna l’intero rapporto e che sottolinea l’urgenza di interventi più incisivi rispetto a quelli finora adottati. Per gli scienziati, il tempo delle previsioni è ormai terminato: l’emergenza climatica è già in corso e richiede risposte immediate.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“World Wine Pro” alla ricerca di giovani talenti in ambito Sales

Dopo la 24ORE Business School di Milano e la Scuola…

“Verde è Popolare” avvia i motori. Balducci: nuovo ambientalismo. Rotondi: popolari senza confini

“Abbiamo creato una idea nuova diventata partito. Noi uniremo due…