Dopo le indiscrezioni dei media americani su un’intesa di principio tra Stati Uniti e Iran, fonti iraniane hanno confermato progressi nei colloqui, ma hanno escluso una firma imminente. Il negoziato resta aperto e riguarda prima di tutto la fine della guerra, non ancora i dettagli del dossier nucleare.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha detto che l’obiettivo è “porre fine alla guerra” e che, in questa fase, Teheran “non sta discutendo i dettagli della questione nucleare”. Ha aggiunto che l’Iran non intende rispondere a ogni minaccia americana: “Abbiamo cose importanti da fare e, se ci mettessimo a rispondere a post e foto, non riusciremmo a dedicarci alle questioni più rilevanti”.
Hossein Nooshabadi, alto diplomatico iraniano, ha definito “una menzogna assoluta” le voci secondo cui Teheran avrebbe già accettato una sospensione ventennale dell’arricchimento dell’uranio.
Secondo Nooshabadi, la bozza iraniana prevede invece la fine della guerra “su tutti i fronti, Libano compreso”, lo sblocco di miliardi di dollari di beni congelati, la revoca del blocco navale statunitense, l’apertura dello Stretto di Hormuz, il ritiro delle forze americane dal perimetro della Repubblica islamica e la libertà di vendere petrolio iraniano. Solo dopo una prima intesa, ha spiegato il diplomatico, le parti avrebbero trenta giorni per definire un accordo più ampio, con possibile proroga fino a sessanta. La gestione dello Stretto di Hormuz, secondo Teheran, sarebbe invece discussa direttamente con l’Oman.
Teheran accusa intanto Israele di voler sabotare il processo. Baghaei ha sostenuto che “l’entità sionista sta facendo del suo meglio per minare l’accordo” e ha avvertito che nuove azioni israeliane potrebbero ripetersi durante il negoziato. Il gabinetto politico e di sicurezza israeliano è stato convocato per domani alle 18.30 per discutere dei colloqui tra Stati Uniti e Iran.
Rubio: “Serve un buon accordo”
Da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio mantiene aperta la possibilità di una svolta rapida, ma senza dare per chiuso il dossier. Parlando a Nuova Delhi, Rubio ha detto che un accordo potrebbe arrivare “oggi stesso”, ma ha avvertito: “O raggiungeremo un buon accordo, oppure dovremo trovare un’altra soluzione. Preferiremmo raggiungere un buon accordo”. Il capo della diplomazia americana ha ribadito che qualsiasi intesa riconoscerà a Israele il diritto di difendersi: “Se Hezbollah si appresta a lanciare missili o li lancia contro Israele, Israele ha il diritto di rispondere”.
Anche Donald Trump ha frenato. Il presidente americano ha fatto sapere che “non c’è fretta” e che il blocco su Hormuz resterà fino a un accordo verificabile. “Non faccio cattivi affari”, ha ripetuto, mentre fonti statunitensi citate dai media americani parlano di una cornice già definita, ma ancora in attesa del via libera finale dei leader politici.
Pakistan e Cina nella mediazione
Sul piano diplomatico, la mediazione si allarga alla Cina. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il capo dell’esercito Asim Munir sono arrivati a Pechino per colloqui con i vertici cinesi, dopo i contatti avuti nei giorni scorsi a Teheran. Pechino ha fatto sapere di voler lavorare con Islamabad per contribuire al “rapido ripristino della pace e della stabilità in Medio Oriente”.
Il negoziato resta però complicato anche dal funzionamento interno del sistema iraniano. Secondo la Cnn, funzionari dell’intelligence americana ritengono che la guida suprema Khamenei si trovi in una località segreta, con contatti molto limitati con l’esterno e raggiungibile solo attraverso una rete di intermediari. Questo renderebbe più lente le comunicazioni tra i negoziatori iraniani e il vertice politico di Teheran.
Hormuz, ripartono alcune navi
Un primo segnale arriva dal traffico marittimo. Secondo Reuters, alcune navi cariche di gas naturale liquefatto e una superpetroliera con greggio iracheno hanno lasciato lo Stretto di Hormuz dopo quasi tre mesi di fermo. Tra queste ci sono la metaniera Fuwairit, diretta in Pakistan, e la Al Rayyan, attesa in Cina a fine giugno. La ripresa resta parziale e non cambia il quadro di incertezza.
I mercati reagiscono alla prospettiva di un’intesa. Il petrolio è in forte calo, con il Wti a 90,93 dollari al barile e il Brent a 97,78. Ma la diplomazia resta appesa alle clausole ancora aperte. Per Teheran il punto centrale è la garanzia che Washington rispetti gli impegni. “Non c’è alcuna garanzia che l’altra parte lo faccia”, ha detto Baghaei. Per gli Stati Uniti, invece, il banco di prova resta un accordo che riapra Hormuz, fermi l’escalation e affronti, almeno in una fase successiva, il programma nucleare iraniano.
Raid in Libano
La tensione resta alta anche in Libano. Secondo l’agenzia statale libanese Nna, le forze israeliane hanno colpito la città di al Duwayr, nel sud del Paese, con un attacco a doppio colpo contro un edificio. Il bilancio indicato dai media libanesi è di almeno un morto e otto feriti, mentre i soccorritori cercano una persona intrappolata sotto le macerie. Nella stessa giornata, secondo le autorità locali, al Duwayr sarebbe stata colpita più volte da caccia e droni israeliani.
L’esercito israeliano ha inoltre ordinato l’evacuazione di dieci villaggi nel Libano meridionale e annunciato nuovi attacchi contro presunti obiettivi di Hezbollah. Il portavoce in lingua araba dell’Idf, Avichay Adraee, ha accusato il movimento sciita di avere violato il cessate il fuoco e ha chiesto agli abitanti di allontanarsi di almeno mille metri dalle località indicate.





