La Russia ha lanciato nella notte tra mercoledì e giovedì uno dei più massicci attacchi aerei contro l’Ucraina dall’inizio della guerra, colpendo Kiev con droni e missili balistici e da crociera. Secondo le autorità ucraine, nella capitale il bilancio è salito ad almeno sette morti e 44 feriti, tra cui una bambina di 12 anni e un neonato di un mese, mentre almeno venti persone risultano disperse sotto le macerie di un edificio crollato nel quartiere di Darnytskyi. Il sindaco Vitaliy Klitschko ha riferito che 18 appartamenti sono stati distrutti e che incendi e danni hanno colpito sei distretti della città, oltre a infrastrutture energetiche, edifici civili e una stazione di servizio. Secondo Kiev, nelle ultime 48 ore Mosca avrebbe lanciato oltre 1.500 droni contro il Paese, mentre l’aeronautica ucraina sostiene di avere abbattuto 652 droni e 41 missili. Raid e bombardamenti hanno colpito anche Kharkiv, Odessa, Sumy e altre regioni ucraine, provocando blackout in undici regioni. A Kharkiv si registrano almeno 28 feriti, tra cui tre bambini. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che la Russia ha lanciato “oltre 670 droni d’attacco e 56 missili”, definendo l’offensiva “non certo le azioni di chi crede che la guerra stia per finire”. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha collegato il raid al vertice Trump Xi di Pechino: “Mentre il mondo spera in pace e cooperazione, Putin lancia centinaia di droni e missili contro Kiev”, ha scritto su Telegram. Zelensky ha accusato Mosca di voler “destabilizzare il clima politico internazionale” durante il summit tra Stati Uniti e Cina. L’attacco arriva pochi giorni dopo le dichiarazioni di Vladimir Putin secondo cui “la guerra sta volgendo al termine” e dopo la tregua di tre giorni annunciata da Mosca per le celebrazioni della vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale.
Mosca: “Colpiti obiettivi militari”
Mosca ha rivendicato l’offensiva parlando di “massiccio attacco” contro obiettivi militari ucraini, affermando di avere utilizzato anche missili ipersonici Kinzhal contro infrastrutture energetiche, aeroporti e imprese del settore militare-industriale “in risposta agli attacchi terroristici ucraini contro infrastrutture civili russe”. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito che “gli europei non vogliono e non possono essere mediatori”, accusando l’Ue di partecipare “di fatto alla guerra dalla parte del regime di Kiev”, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha sostenuto che Washington resta “l’unico Paese capace di mediare” tra Russia e Ucraina. “Speriamo che le parti riprendano presto il dialogo”, ha dichiarato a Fox News. Sul terreno, Mosca rivendica anche la conquista di Mykolaivka, nella regione di Donetsk, mentre Sergei Shoigu ha ribadito che la pace sarà possibile solo se Kiev tornerà alla neutralità e rinuncerà definitivamente all’ingresso nella Nato.
Ue, Regno Unito e Francia promettono nuovi aiuti
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accusato Mosca di “deridere apertamente gli sforzi diplomatici” con “uno degli attacchi con droni più lunghi e implacabili contro l’Ucraina”, annunciando un nuovo pacchetto Ue da 6 miliardi di euro per droni e sistemi di difesa destinati a Kiev. Anche il ministro della Difesa britannico John Healy ha promesso di accelerare la consegna di sistemi anti drone e difesa aerea. Emmanuel Macron ha accusato la Russia di mostrare “ipocrisia e debolezza” bombardando i civili durante i negoziati, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha replicato al Cremlino che “sono gli europei a decidere chi parla per loro” dopo che Mosca aveva definito gli Stati Uniti “unici mediatori possibili”. Zelensky ha inoltre accusato la Russia di avere colpito due volte con droni un veicolo Onu impegnato in una missione umanitaria a Kherson. Nessun membro dello staff è rimasto ferito.
Allarme droni vicino alle centrali nucleari
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha segnalato un forte aumento dell’attività di droni vicino alle centrali nucleari ucraine di Rivne, Chernobyl e dell’Ucraina meridionale, con oltre 160 velivoli registrati in due giorni, precisando che non risultano danni agli impianti. L’ondata di raid sta inoltre aumentando le tensioni nei Paesi confinanti. In Lettonia si è dimessa la premier Evika Silina dopo le polemiche sui droni ucraini finiti accidentalmente nel Paese, mentre in Ungheria il governo di Péter Magyar ha convocato l’ambasciatore russo dopo gli attacchi vicino alla Transcarpazia, rompendo con la linea filorussa mantenuta per anni da Viktor Orbán.





