Donald Trump e Xi Jinping hanno aperto a Pechino un vertice ad alta tensione nel tentativo di stabilizzare i rapporti tra le due maggiori economie mondiali riguardo Iran, Taiwan e Ucraina. Nel primo faccia a faccia ufficiale dopo mesi di attriti commerciali e militari, Trump è arrivato a Pechino accompagnato da una nutrita delegazione di imprenditori, tra cui Elon Musk, e da figure di primo piano dell’amministrazione americana come Marco Rubio e Pete Hegseth. Xi ha invocato relazioni “costruttive, strategiche e stabili”, sostenendo che “gli interessi comuni tra Cina e Stati Uniti superano le divergenze”. Trump ha definito il colloquio “ottimo” e ha assicurato al leader cinese: “Avremo un futuro fantastico insieme”. Il summit, che proseguirà nella giornata di oggi con nuovi incontri e un pranzo di lavoro, si è concentrato soprattutto su commercio e sicurezza internazionale. Xi ha ribadito che “non ci sono vincitori in una guerra commerciale” e ha definito “positivi” i colloqui tra le delegazioni economiche svolti in Corea del Sud alla vigilia del vertice.
Diffidenza reciproca
Secondo Fox News, i membri della delegazione Usa stanno utilizzando dispositivi elettronici “usa e getta” per timore di attività di spionaggio informatico cinese. Nel colloquio i due leader hanno affrontato anche la crisi iraniana. La Casa Bianca ha riferito che Washington e Pechino “hanno convenuto che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari” e che Hormuz deve restare aperto. La crisi nel Golfo resta centrale anche per gli equilibri energetici globali e per i commerci asiatici. Reuters sottolinea che la Cina, principale importatore del petrolio iraniano, è considerata decisiva per qualsiasi tentativo di stabilizzazione della regione. Marco Rubio ha dichiarato che Pechino ha “tutto l’interesse” a mantenere aperto Hormuz, definendolo fondamentale per l’approvvigionamento energetico asiatico. Secondo CBS News, Xi si sarebbe detto disponibile a favorire eventuali negoziati con Teheran. Inoltre si è discusso della guerra in Ucraina, della situazione in Medio Oriente e della Corea del Nord. Il presidente cinese ha però avvertito che “una gestione errata della questione Taiwan potrebbe portare a un conflitto”.
Teheran rivendica Hormuz
Intanto Teheran continua ad alzare i toni sul controllo dello Stretto di Hormuz. “L’Iran oggi è proprietario dello Stretto di Hormuz e non lo cederà a nessun prezzo”, ha dichiarato il primo vicepresidente iraniano Reza Aref. Il portavoce dell’esercito iraniano Mohammad Akraminia ha sostenuto che il pieno controllo dell’area garantirà “entrate enormi” grazie alle nuove tariffe applicate alle navi in transito. Sul piano militare il Centcom ha annunciato di aver “distrutto 161 unità navali” iraniane e oltre il 90% dell’arsenale di mine di Teheran, pari a più di 8 mila ordigni. “La Marina iraniana non può più rivendicare lo status di potenza marittima”, ha dichiarato al Congresso l’ammiraglio Brad Cooper.
Nave sequestrata al largo degli Emirati
Nelle stesse ore una nave ancorata al largo degli Emirati Arabi Uniti è stata sequestrata da uomini armati e costretta a dirigersi verso le acque iraniane. Secondo Reuters si tratterebbe della Hui Chuan, battente bandiera honduregna. L’agenzia britannica Ukmto ha riferito che l’imbarcazione è stata presa “da personale non autorizzato” a circa 38 miglia nautiche da Fujairah. Teheran non ha confermato ufficialmente il coinvolgimento diretto, ma i Guardiani della Rivoluzione hanno dichiarato che trenta navi hanno attraversato Hormuz “in coordinamento con le autorità iraniane”. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inoltre accusato gli Emirati Arabi Uniti di essere “un partner attivo nell’aggressione all’Iran”, collaborando con Israele e Stati Uniti. Gli Emirati hanno respinto fermamente le accuse.
Libano, raid e tensione Unifil
La tensione resta altissima anche in Libano. Israele ha ordinato l’evacuazione immediata di otto località nel sud del Paese accusando Hezbollah di violare il cessate il fuoco. I raid israeliani delle ultime ore hanno provocato almeno 28 morti. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che Israele è “pronto a intervenire nuovamente a stretto giro in Iran” per impedire che Teheran torni a rappresentare “una minaccia per Israele, gli Stati Uniti e il mondo libero”. Particolarmente dura la reazione italiana dopo i nuovi attacchi contro le basi Unifil. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel colloquio con Isaac Herzog, ha definito “inaccettabili” gli attacchi contro il contingente Onu. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rilanciato il ruolo italiano in Libano: “Siamo il Paese che ha più esperienza e che conosce meglio quella situazione”. Roma sta lavorando a una proposta per una futura missione internazionale post Unifil che, secondo Crosetto, dovrebbe includere anche “nazioni islamiche come l’Indonesia”. L’Unicef ha denunciato che in Libano almeno 59 bambini sono stati uccisi o feriti negli ultimi otto giorni nonostante il cessate il fuoco del 17 aprile. “I bambini vengono uccisi e feriti quando invece dovrebbero tornare in classe”, ha dichiarato il direttore regionale Edouard Beigbeder.





