Una parata senza il consueto peso delle armi, con pochi ospiti stranieri e il timore di possibili raid ucraini a fare da sfondo. La Russia ha celebrato ieri sulla Piazza Rossa l’81esimo anniversario della vittoria sul nazifascismo in tono minore, senza pubblico e senza dispiegamento di equipaggiamenti militari. A occupare la scena sono state le immagini sui maxi-schermi e il discorso di Vladimir Putin, che ha trasformato ancora una volta la memoria della Grande guerra patriottica in un messaggio rivolto al presente.
“Abbiamo sempre vinto e vinceremo sempre”, ha scandito il Presidente russo, rivendicando la continuità tra la lotta dell’Unione Sovietica contro il nazismo e l’attuale offensiva in Ucraina. Secondo Putin i soldati russi impegnati nell’“operazione militare speciale” si trovano di fronte a “una forza aggressiva armata e sostenuta dall’intera Nato”. Non un conflitto limitato a Kiev, dunque, nella narrazione del Cremlino, ma uno scontro con l’Alleanza atlantica e con l’Occidente.
Accanto al leader russo, tra i pochi capi di Stato presenti, il bielorusso Alexander Lukashenko e il kazako Kassim-JomartTokayev. Dopo la cerimonia, Putin si è recato alla Tomba del milite ignoto, sotto le mura del Cremlino, per deporre fiori in memoria dei caduti. Nel suo intervento ha ricordato il contributo decisivo del popolo sovietico alla sconfitta della Germania nazista e ha collegato quell’eredità alla guerra di oggi, sostenendo che la Russia combatte una causa “giusta”.
Diplomazia
La giornata di ieri è stata segnata anche dall’avvio della tregua di tre giorni tra Russia e Ucraina, annunciata da Donald Trump su Truth. Il tycoon ha indicato il cessate il fuoco per il 9, 10 e 11 maggio, in coincidenza con le celebrazioni della vittoria nella Seconda guerra mondiale. La sospensione delle attività belliche prevede anche uno scambio di mille prigionieri tra Mosca e Kiev. Lo stesso Presidente a stelle e strisce ha definito la guerra “la cosa peggiore dalla Seconda guerra mondiale” e ha parlato di “25.000 giovani soldati” uccisi ogni mese. “Spero che questo sia l’inizio della fine”, ha scritto, attribuendo a una propria iniziativa la richiesta della tregua e ringraziando Putin e Zelensky per l’intesa.
Da Kiev è arrivato un segnale di cautela. Zelensky ha ordinato all’esercito di non colpire la Piazza Rossa durante la parata del 9 maggio. L’area, secondo quanto indicato in un decreto pubblicato sul sito presidenziale, è stata esclusa dai piani di impiego delle armi ucraine per tutta la durata della cerimonia. Il Presidente ucraino ha spiegato la scelta con una formula diretta: “Non attaccheremo, ci interessa di più la vita dei nostri”.
“Pace? Percorso lungo”
Mosca ha confermato l’accordo. Il consigliere diplomatico di Putin, Yuri Ushakov, ha dichiarato che la Russia accetta la proposta avanzata da Trump per il cessate il fuoco e per lo scambio dei prigionieri. Ma il Cremlino ha subito raffreddato le aspettative su una svolta. Il portavoce Dmitry Peskov ha ammesso che gli Stati Uniti “hanno fretta” di chiudere il conflitto, aggiungendo però che la soluzione resta “un percorso molto lungo, con dettagli complicati”.






