A quasi un mese dall’entrata in vigore dell’obbligo di legge, lo scorso 31 marzo, le imprese italiane continuano a sottovalutare il rischio legato a terremoti, frane e alluvioni. L’adesione alle polizze contro i rischi naturali resta infatti sotto il 15%, un dato giudicato fortemente insufficiente dal Presidentr dell’Ania, Giovanni Liverani.
In un’intervista rilasciata a ‘La Repubblica’, Liverani sottolinea come, sebbene la percentuale sia raddoppiata rispetto al 7% registrato prima dell’obbligo, si sia ancora a una “distanza siderale” dall’obiettivo di una copertura diffusa.
Il ritardo più marcato riguarda il tessuto delle piccole e micro imprese: circa 4 milioni risultano ancora prive di copertura. Una fragilità strutturale che, secondo il Presidente dell’Ania, le espone a rischi esistenziali. “Un evento catastrofale può spazzarle via”, avverte Liverani, evidenziando come le grandi aziende dispongano invece di strumenti e risorse per assorbire meglio gli shock.
Case private: copertura ferma al 7%
A incidere non sarebbe il costo: il premio medio annuo per una micro impresa si aggira intorno ai 119 euro. Piuttosto, pesa una sottovalutazione del rischio e una scarsa percezione delle conseguenze. Eppure, anche senza sanzioni dirette, le imprese non assicurate perderanno l’accesso a incentivi statali e agevolazioni fiscali. Il problema non riguarda solo le imprese. Anche sul fronte delle abitazioni private la copertura assicurativa resta ferma al 7%. Per questo, Ania propone di introdurre un obbligo almeno per gli immobili che hanno beneficiato di incentivi pubblici, come il Superbonus o i fondi del Pnrr.
“È un obbligo morale”, afferma Liverani. Dopo oltre 200 miliardi di euro investiti dallo Stato per la riqualificazione edilizia, un eventuale nuovo intervento pubblico in caso di calamità rappresenterebbe un doppio costo per la collettività.
Un settore strategico sotto pressione
Il comparto assicurativo si conferma un pilastro della stabilità economica nazionale, con investimenti complessivi pari a mille miliardi di euro, di cui circa 250 miliardi destinati ai titoli di Stato italiani. Un ruolo che, secondo Ania, rischia di essere indebolito da eventuali nuove imposizioni fiscali. “Imporre tasse extra per far quadrare i conti è un errore clamoroso”, avverte Liverani. Ridurre le risorse del settore significherebbe limitarne la capacità di supportare lo Stato su fronti cruciali come previdenza, sanità e assistenza agli anziani.
Sul fronte Rc Auto, il Presidente segnala che negli ultimi quattro anni i premi sono cresciuti meno dell’inflazione. Ma non esclude aumenti nei prossimi mesi, legati al rincaro dei costi di riparazione, influenzati dalle tensioni geopolitiche e dall’andamento dei prezzi. Un impatto che, ricorda, si riflette sulle polizze con un ritardo medio di circa due anni.
Nasce il Salone della Protezione
Infine,M Aniaguarda al futuro annunciando per la prossima primavera il primo ‘Salone della Protezione e dell’Assicurazione’: un evento di due giorni che metterà a confronto i circa 300mila operatori del settore con i clienti, con l’obiettivo di rafforzare la cultura della prevenzione e della tutela.





