Il Made in Italy “non è un’etichetta, ma un impegno quotidiano”: a ribadirlo è il vicepresidente nazionale di CNA, Paolo Silenzi, chiudendo la due giorni di CNA Federmoda “Made in Italy: Valore Economico, Sociale, Etico”, tenutasi a Roma nell’ambito della Giornata nazionale del Made in Italy del 17 aprile.
Nel suo intervento, Silenzi ha sottolineato come la competitività del sistema moda italiano non possa più fondarsi soltanto sull’estetica del prodotto, ma debba poggiare sulla credibilità dell’intera filiera. Tre le direttrici indicate: legalità, responsabilità di filiera e politiche industriali orientate al valore, con la formazione come leva strategica. “La legalità”, ha spiegato, “è ciò che distingue chi lavora con serietà da chi compete comprimendo qualità e diritti: è una condizione indispensabile per difendere il valore del lavoro”.
Valore Made in Italy
Da qui il richiamo alla tracciabilità: “Un prodotto può dirsi davvero Made in Italy solo se lo è tutta la filiera, non soltanto l’ultimo passaggio. La reputazione del Paese si costruisce con filiere pulite e trasparenti”. Sul fronte delle politiche industriali, Silenzi ha chiesto strumenti capaci di rafforzare le imprese artigiane senza imporre crescite dimensionali forzate, ma favorendo solidità, digitalizzazione e internazionalizzazione. “Servono condizioni eque, infrastrutture adeguate e strumenti per innovare senza perdere identità. Il Made in Italy cresce con investimenti mirati e norme chiare, non con slogan”.
Urso: primato storico
In apertura dei lavori, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ricordato i numeri della Giornata nazionale: oltre 800 iniziative, più che raddoppiate in due anni. “Celebriamo un primato storico: l’Italia è ormai il quarto esportatore mondiale, al pari del Giappone”, ha affermato, indicando nella trasmissione delle competenze un asset decisivo. Tra le misure citate: riforma dell’apprendistato, liceo del Made in Italy, rafforzamento degli ITS e valorizzazione delle accademie, con l’obiettivo di costruire un’infrastruttura del sapere e sostenere il passaggio generazionale.
Moda, piccole imprese leader
Il quadro economico è stato delineato da Antonio Murzi, che ha presentato un’indagine sul sistema moda: un tessuto composto in larga parte da piccole imprese (poco più di 9 addetti medi), con una quota di aziende con dipendenti pari al 64,6% (contro il 60,5% della manifattura) e un’occupazione prevalentemente femminile (55,5%). Le imprese sono per metà artigiane (50,7%) e rappresentano un anello fondamentale anche per i grandi brand. Tuttavia, dopo il rimbalzo post-pandemia del 2021-2022, il periodo 2023-2025 registra un calo del valore aggiunto del 10,9% e una flessione dell’export del 6,8%, penalizzati da instabilità geopolitica e conflitti. Restano segnali positivi nella fascia alta: nonostante i dazi, l’export verso gli Stati Uniti nel 2025 cresce del 2,4%, raggiungendo i 5,7 miliardi di euro. La parola d’ordine, secondo CNA, è “fare squadra”.
Accesso al credito e nuovi mercati
Sul tema è intervenuta anche Doriana Marini: “La filiera è un concetto ormai imprescindibile. Serve un Patto di filiera per salvaguardare il Made in Italy e sostenerne il futuro, insieme a politiche che migliorino l’accesso al credito e aprano nuovi mercati”. A completare il confronto, gli interventi di Elena Grazioli, Pierluigi Bartolomei, Flavio Sciuccati e Luca Gentile, che hanno approfondito punti di forza e criticità del comparto.
Tutelare il patrimonio di conoscenze
In chiusura, Antonio Franceschini ha ribadito il ruolo strategico della moda nell’economia italiana e la centralità di artigianato e PMI: “Siamo in una fase delicata: occorre intervenire nel breve periodo e, al tempo stesso, disegnare politiche per il futuro. Servono azioni per favorire l’aggregazione e tutelare il patrimonio di competenze, oltre a un dialogo strutturato con i brand per rafforzare le relazioni di filiera”.





