domenica, 24 Gennaio, 2021
Società

Da Twitter ad una App: la Tv on demand di Papa Francesco

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Come ogni mattina al risveglio apro il mio profilo Twitter per scorrere le novità di vario genere: politica, economia, cultura, viaggi, media e curiosità varie. Selezionando i giusti profili, a volte, è più veloce acquisire una notizia, da approfondire poi successivamente sui media tradizionali. Dal profilo Vatican News un cinguettio annuncia, giorno 5 giugno 2020,  la nascita di VatiVision, la “piattaforma on demand per film e video cattolici” nata dalla collaborazione tra Officina della comunicazione e Vetrya: cultura, arte e fede grazie ad una nuova app. 

Le vie dell’innovazione tecnologica sono infinite? No: parola chiave i “contenuti”, non già l’innovazione. 

La piattaforma avrà infatti “contenuti on demand – film, documentari e serie TV – che si ispirano al messaggio cristiano”. La prospettiva è diffondere il messaggio cristiano: dai papiri all’etere e, poi, alle reti dati, il messaggio cristiano affida i suoi “contenuti” allo strumento del nuovo millennio, app e dati. 

Così il pontificato e la pastorale di Papa Francesco passeranno alla storia per aver, anche, saputo cogliere e interpretare la sfida di questo scorcio di umanità: la comunicazione e i suoi nuovi mezzi per diffondere il messaggio di Cristo, sempre nuovo e sempre vivo. La scelta tecnologica ne è, in qualche modo, una conferma.

Una intuizione di privati, non una iniziativa istituzionale del Vaticano, che “hanno capito l’importanza di una offerta di contenuti di qualità legati alla tradizione e alla cultura cattolica” (commenta Paolo Ruffini, prefetto per la comunicazione della Santa Sede).

Non ho resistito alla tentazione e, dopo una veloce consultazione on-line della piattaforma, ho subito scaricato l’app sul mio mobile phone con estrema velocità e semplicità grazie ai mie dati (e profilazione) già inseriti nell’indirizzo G-mail. L’era dei lunghi contratti da leggere e sui quali esprimere il consenso è ormai storia, il tempo non attende: forse l’innovazione  tecnologica, il mercato e le esigenze di nuove proposte (culturali, umane, religiose) hanno reso superflua la regolazione? Una riflessione da affidare all’Agcom, nata e concepita come autorità della convergenza.

Una rivoluzione sociale da non sottovalutare: da Twitter ad un APP, anche il messaggio cristiano on demand, sul telefonino e sui device delle case di migliaia di utenti. La parola “contenuti” ha però catturato la mia attenzione tanto quanto la notizia della nuova piattaforma e Tv on demand; per qualche inconscio riflesso, ho sentito la necessità di riprendere in mano uno dei miei saggi preferiti “Mi sono innamorato della filosofia” di Giovanni Reale (Edizione Bompiani, 2014). Tra le pagine, spiegazzate con appunti vari, ho ritrovato alcuni dei pensieri del prof. Reale: <<“la verità cristiana può ancora inghiottire tutte le mezze verità del mondo”, sia quelle filosofiche sia quelle scientifiche>>.

I “contenuti”, quelli della “verità cristiana”, pronti dunque a spostarsi dalla tv generalista e digitale per affrontare la sfida della tv on demand, così fondendosi in uno con il nuovo mezzo scientifico: il contenuto pronto a inghiottire il mezzo per essere diffuso. Probabilmente, il covid-19 ed il lockdown, con l’ampio uso che gli utenti hanno fatto delle tv on demand, hanno reso evidente che la “scelta” è l’elemento che connota le abitudini ed i comportamenti delle persone. 

Ma la scelta va anche preparata responsabilmente: il confine e l’equilibrio dinamico tra esercizio della libertà individuale, libertà di fede, iniziativa imprenditoriale o culturale e regolazione sono destinati a trovare un nuovo rapporto di cambio, capace di interpretare i frutti dell’innovazione tecnologica. Questo è nel dna proprio dell’Agcom, sin da quando ne fu prevista la costituzione come autorità indipendente, con la legge 31 luglio 1997, n. 249 (“Istituzione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo”).

L’innovazione sta scardinando la regolazione? Quale futuro per l’Agcom? La risposta è custodita nelle pagine della sua storia fondativa e del primo presidente Enzo Cheli: “La conclusione di questo primo, sommario tentativo di bilancio potrebbe, dunque, essere questa: liberalizzazione, pluralismo, innovazione tecnologica legata alla convergenza sono tre aspetti di una stessa realtà che viene oggi a svilupparsi, nel nostro paese, attraverso percorsi che sempre più si intrecciano e si influenzano a vicenda. Nella prospettiva di una crescente connessione tra mondo delle telecomunicazioni e mondo dei media i successi realizzati in un campo possono naturalmente influire positivamente nell’altro, correggendone le distorsioni e temperandone i ritardi. Favorire l’attivazione di circuiti virtuosi tra questi processi che hanno caratterizzato nel corso dell’ultimo quinquennio gli sviluppi incrociati del mondo della comunicazione e dell’informazione, resta, dunque, oggi il compito più impegnativo non solo per il regolatore, ma per chiunque aspiri a rafforzare le basi della nostra democrazia.” (Agcom, Relazione del 10 luglio 2003)

La scelta di posizionare i “contenuti”, on demand, della “Fede cristiana” sulla piattaforma TV VatiVision conferma che “la scienza non ha l’esclusiva sulla conoscenza: il suo dominio è molto più piccolo di quello della ragione in generale” (Giovanni Reale): ma quali scenari di regolazione sono da attendersi in un mondo cosi veloce in cui anche la religione cristiana muta i suoi mezzi di diffusione dei contenuti?

Per guardare avanti, a volte serve dover guardare in dietro, per ritrovare l’inizio del filo; così scriveva il Presidente Enzo Cheli, il 13 luglio  2000, nella sua relazione annuale dell’Agcom: “A livello mondiale un ruolo decisivo è stato giocato dalla rapida espansione di Internet e dalle attese economiche che, intorno a questa espansione, si sono andate affermando. La Rete non ha soltanto influenzato il mondo delle telecomunicazioni e dell’informatica, ma ha avuto anche un impatto rilevante su molti aspetti della vita economica e sociale, quali l’organizzazione delle imprese, l’andamento dei mercati finanziari, l’erogazione dei servizi pubblici e privati, lo stesso sistema dei rapporti tra i cittadini e le istituzioni. L’accelerazione nei processi di convergenza tra telecomunicazioni, informatica e media ha, d’altro canto, incentivato la crescita dimensionale e l’internazionalizzazione delle imprese operanti nei vari comparti delle comunicazioni. …”

Sono trascorsi 20 anni da quella relazione e parole del Presidente Cheli e, certamente, l’innovazione tecnologica ha raccolto e vinto la sfida “più in generale, sul terreno della difesa del pluralismo e dei diritti fondamentali legati al mondo della comunicazione e dell’informazione, che attraverso lo sviluppo della interattività e della multimedialità si sta, oggi, sempre più affermando in forme nuove” (Agcom, Relazione del 12 luglio 2001). 

Pluralismo: a distanza di 20 anni, anche la libertà di fede e di culto, con i suoi contenuti ed i suoi messaggi, pronta on demand a inghiottire tutte le mezze verità del mondo, sia quelle filosofiche sia quelle scientifiche. Pur non essendo una iniziativa istituzionale del Vaticano, resta pur sempre una intuizione (nella continuità di metodo e scelte) che consentirà di svolgere, all’insegna del pluralismo, un ruolo culturale ed educativo nella più grande sfida pastorale avviata da tempo e resa evidente dalle immagini tv, ancore vive ed impresse nella nostra mente, delle celebrazioni di Papa Francesco durante la Settimana Santa. 

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