martedì, 17 Maggio, 2022
Salute

Pantalone (Archis): “Fase 2, i test sierologici sono fondamentali”

La Archis, Tecnologie Innovative per la Medicina, di Chieti è tra i principali distributori italiani di test sierologici, sia per quelli qualitativi che per quelli quantitativi che, nella ormai prossima fase due, avranno un’importanza fondamentale dal momento che servono a stabilire se una persona ha prodotto anticorpi e quindi sia entrata in contatto con il virus. Ne abbiamo parlato con i fratelli Manuel e Ivan Pantalone che gestiscono l’impresa con grande managerialità e competenza. A fornire le risposte alle prime tre domande è stato il primo; mentre il secondo, ci ha delineato gli ulteriori aspetti legati allo sviluppo della Archis.

Il Commissario Straordinario Domenico Arcuri ha dichiarato che dal 4 maggio partiranno i test sierologici a livello nazionale su un campione di 150mila persone. Quali sono le differenze tra test sierologici quantitativi e ai qualitativi?
“I test qualitativi, definiti anche test rapidi, grazie ad una goccia di sangue generata attraverso un dispositivo pungidito incluso nel kit, stabiliscono se una persona ha prodotto anticorpi e quindi è entrata in contatto con il virus. La lettura dell’esito è automatica ed immediata, richiede circa dieci minuti. I test quantitativi, per i quali è invece necessario un prelievo, dosano in maniera specifica le quantità di anticorpi prodotti e la lettura avviene nei laboratori. In entrambi i casi i test sierologici vanno alla ricerca degli anticorpi (immunoglobuline) IgM e IgG. Le IgM vengono prodotte temporalmente per prime in caso di infezione. Con il tempo il loro livello cala per lasciare spazio alle IgG. Quando nel sangue vengono rilevate queste ultime, le IgG, significa che l’infezione si è verificata già da diverso tempo e la persona tendenzialmente è immune al virus. Conoscere la presenza di questi anticorpi è utile per molte ragioni. Innanzitutto, poiché forniscono il “film” della malattia e non una istantanea, ci consentono di sapere quante persone hanno realmente incontrato il virus. Ciò è importante soprattutto per quello che riguarderà a gestione della fase 2 alla luce del fatto che molte persone con Covid-19 hanno avuto sintomi blandi o addirittura sono asintomatiche”.

Archis è un’azienda operante nel settore medicale che produce forniture di apparecchi medicali ed elettromedicali, strumenti ed apparecchiature per procedure endoscopiche, strumentari chirurgici e scientifici, dispositivi e strumentazione medico-chirurgica. Distribuirete in Italia i test sierologici?
“Con la nostra azienda siamo tra i principali distributori italiani per quello che concerne i test sierologici, sia per quelli qualitativi che per quelli quantitativi. Abbiamo l’esclusiva di un main brand asiatico importato dalla italiana BioItaly e siamo in possesso di tutte le certificazioni europee oltre che di quelle americane e della certificazione presso il Ministero della Salute. Con Diagreat c’è una partership volta a dare le risposte alle esigenze del nostro Paese con l’appropinquarsi della Fase 2, un momento delicato soprattutto per evitare che si vanifichi il grande sforzo compiuto sino ad ora dagli italiani. È infatti fondamentale approcciare alla fase 2 con la stessa mentalità e la stessa accortezza della Fase 1, utilizzando tutti i dpi necessari e mantenendo le distanze. I test sierologici in quest’ottica saranno indispensabili per effettuare uno screening di massa che diversamente, con i tradizionali tamponi, sarebbe stato complicato da attuare in virtù degli elevati costi ma anche perché questi ultimi servono per individuare la presenza del coronavirus all’interno delle mucose respiratorie, mentre i test sierologici servono ad individuare tutte quelle persone che sono entrate in contatto con il virus, dato questo di fondamentale importanza”.

Spesso i medici di base segnalano casi di possibili pazienti con Covid-19. La vostra azienda potrà essere un valido sostegno per i medici?
“Certamente. Lo screening con test sierologico, che ha un’affidabilità superiore al 90%, consente di evidenziare i negavi ed individuare i positivi. È chiaro che questi ultimi dovranno necessariamente fare ulteriori approfondimenti attraverso i tradizionali tamponi ed attraverso tutte le analisi del caso. Quello dei medici di base è stato un ruolo sino ad ora di imprescindibile importanza. A loro è stato riservato il delicato compito di effettuare il triage telefonico dei pazienti per comprendere la sintomatologia ed eventualmente procedere al tampone secondo i canali istituzionali”.

L’emergenza Coronavirus non ha colto alla sprovvista la vostra azienda che è riuscita prontamente ad importare mascherine. È stato giusto calmierare i prezzi?
“All’inizio di questa pandemia abbiamo vissuto dei momenti molto delicati perché all’improvviso la domanda delle mascherine e degli altri dispositivi di protezione individuale è aumentata a dismisura, costringendo tutti noi ad un lavoro estenuante. Devo dire che sono stati giorni molto lunghi e complicati perché ci siamo trovati catapultati in una costante lotta contro il tempo e contro le varie difficoltà logistiche e di importazione, peraltro avvertendo un grande carico di responsabilità legato al fatto che ci trovavamo di fronte a quella che, oltre ad essere una grossa esigenza di mercato, era soprattutto una terribile emergenza riguardante la salute di ognuno di noi. Posso dire che, insieme con la nostra organizzazione e grazie al suo eccezionale impegno, siamo riusciti ad importare centinaia di migliaia di mascherine e a far fronte tempestivamente alla richiesta di tanti clienti, sia pubblici che privati. Parallelamente, però, abbiamo assistito ad una distorsione di questo settore, ovvero abbiamo visto comparire una serie di aziende che mai si erano occupate di mascherine o del settore medicale in genere, ma che nel bel mezzo di una pandemia avevano intravisto addirittura l’occasione per poter fare affari. Oltre all’ovvia discutibilità sul profilo morale, questo aspetto ha generato delle ripercussioni negative, anche sul settore ed in effetti abbiamo assistito ad una iniezione sul mercato di mascherine di bassa qualità, non rispondenti alle caratteristiche minime richieste e, peraltro, a costi esorbitanti. Quindi, ritengo che sia più che giusto regolare il mercato delle mascherine con dei parametri che permettano di ottenere dei prodotti di qualità a dei prezzi equi, purché si riesca ad individuare dei prezzi di riferimento coerenti con tutti i costi, diretti ed indiretti, a cui le imprese italiane sono assoggettate”.

La sede della Archis

Gli obiettivi della vostra azienda sono importanti. Pensate di assumere nuovo personale e generare un indotto lavorativo?
“Da sempre abbiamo creduto nel valore delle persone e dell’organizzazione, dotandoci di una struttura stabile sotto ogni punto di vista, da quello amministrativo a quello commerciale e logistico, ed andremo avanti con questa vision, cercando le persone giuste per il giusto ruolo e rendendole stabili all’interno della nostra struttura. Onestamente credo che, oltre che per la qualità dei nostri prodotti, tantissimi clienti ci scelgono da decenni proprio per la qualità del nostro servizio che dipende direttamente dalle competenze e dal grande lavoro delle persone che compongono il nostro staff. Inoltre, essendo l’impresa un sistema aperto che opera in un preciso contesto sociale ed economico, abbiamo sempre cercato di avere aziende partner ed interlocutori locali, per poter creare un volano capace di far crescere il nostro territorio. Apparentemente questa concezione poteva sembrare fino a qualche settimana in contrasto con una serie di valutazioni soprattutto legate alla logica del risparmio economico, ma credo che questa pandemia abbia aperto una profonda riflessione su questo tema, rendendo evidente l’importanza del ruolo dell’azienda, capace di generare valore non solo per se stessa ma anche per la rete di imprese del territorio che attorno ad essa orbitano”.

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