lunedì, 26 Febbraio, 2024
Società

Dipendenza da crack e cocaina, a Palermo nasce un centro di pronta accoglienza

“Un Centro di pronta accoglienza che possa fornire sostegno medico, farmacologico, terapeutico e psicologico-emotivo ai soggetti con dipendenza da sostanze, in particolare crack e cocaina”. Si tratta del progetto realizzato da Regione Siciliana e Asp di Palermo, finanziato con poco più di due milioni di euro per due anni, per metà con risorse dell’area Salute mentale del Piano sanitario nazionale 2022, messe a disposizione dall’assessorato regionale della Salute e per la restante parte dall’Asp del capoluogo siciliano. Il progetto è stato esposto ieri a Palermo presso Palazzo d’Orléans, alla presenza del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, dell’assessore regionale alla Salute, Giovanna Volo, dal commissario dell’Asp, Daniela Faraoni e dal dirigente generale della pianificazione strategica del dipartimento Salute, Salvatore Iacolino.

Un fenomeno sociale devastante

“Un’iniziativa pionieristica – ha dichiarato Renato Schifani a margine della conferenza stampa- che per la prima volta vede la luce in Sicilia e con un finanziamento interamente disposto con fondi pubblici. È il segnale concreto dell’impegno che il mio governo sta mettendo in campo per fronteggiare un fenomeno sociale devastante che purtroppo colpisce soprattutto le fasce giovanili, specialmente delle aree metropolitane. Siamo molto orgogliosi di questa iniziativa che seguiremo da vicino e che, a regime, porterà avanti anche azioni di reinserimento sociale”.

Pronto nel 2024

Il Centro di 700 metri quadri sorgerà all’interno del padiglione della sede dell’Asp in via Gaetano La Loggia e disporrà inizialmente di 12 posti letto per accogliere quei soggetti in particolare condizione di fragilità e a rischio di vita a causa dell’utilizzo massivo di sostanze psicoattive fino a un mese, eventualmente prorogabile. Attualmente, sono in corso i lavori di ristrutturazione, con cantieri attivi su tre turni e in stretta collaborazione con la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo poiché interessano un edificio storico vincolato. Inoltre, si sta procedendo al reperimento del personale medico, di psicologi, di terapisti della riabilitazione, di assistenti sociali, di infermieri e di operatori socio-sanitari e collaboratori amministrativi. L’impegno è quello di far partire le attività, al massimo, entro i primi giorni del 2024.

Un progetto pilota

“Un centro come quello che abbiamo immaginato – ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute Giovanna Volo – ci consente di rispondere alla necessità di dare assistenza immediata a quei soggetti in difficoltà che spesso si ritrovano ad avere contatti col sistema sanitario solo nell’area dell’emergenza-urgenza, ovvero quando a volte è già troppo tardi. Attraverso il Centro di pronta accoglienza, quindi, trattiamo l’evento critico e facilitiamo la presa in carico presso i servizi dedicati alla cura delle dipendenze previsti dai Lea, come i SerT e le comunità terapeutiche”. Nel corso della conferenza è stato altresì evidenziato: “Si tratta di un progetto pilota della Regione Siciliana di particolare importanza che sarà monitorato costantemente, anche in considerazione dei vari fattori culturali e socio-economici che possono avere un impatto sulla popolazione di riferimento, con l’obiettivo di farne, a regime e dopo il biennio sperimentale, un’attività istituzionale”.

Sostegno anche alle famiglie

“Il disagio sociale che induce sempre più giovani a fare uso di sostanze stupefacenti – ha sottolineato il commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo, Daniela Faraoni – ferisce la società civile e le organizzazioni preposte alla tutela della salute. L’Asp non poteva rimanere inerme, soprattutto, a fronte della richiesta accorata della presidenza della Regione che, giustamente, ha affermato il principio di improcrastinabilità nell’adozione di misure che possano essere di sostegno, non solo ai diretti interessati, ma anche alle famiglie che in momenti di particolare difficoltà non hanno trovato, finora, un Centro al quale potersi rivolgere e che abbia tutte le professionalità necessarie ad ‘abbracciare’ e accogliere il giovane nei momenti più critici, tutelando ed avviandolo ai percorsi dedicati”.

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