lunedì, 5 Dicembre, 2022
Cultura

Folletti e società nell’arte di Giosetta Fioroni

Ci troviamo nello studio di uno dei maggiori interpreti della pop art italiana, Giosetta Fioroni, artista poliedrica, che nella sua carriera ha spaziato tra molte tecniche. Può raccontarci la sua carriera?
Nasco da una famiglia in cui l’arte e la creatività sono stati il nostro pane quotidiano: mia madre era marionettista e mio padre scultore.
Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e lì ho conosciuto il mio grande Maestro Toti Scialoja. Ho iniziato a frequentare gli artisti che sono stati poi definiti la Scuola di Piazza del Popolo con gli amici Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, e siamo stati definiti la versione italiana della pop art di Andy Warhol.
Successivamente ho frequentato la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, e dopo mi sono trasferita per qualche anno a Parigi.
La mia arte, a differenza di Andy Warhol, è il confronto di due mondi, la società dei costumi e la fiaba, l’industria culturale e il mondo dei folletti della terra e i giochi dell’infanzia.
In tutto il mio lavoro c’è una specie di matrice comune che è l’infanzia, un’infanzia particolare, vissuta fra elementi molto legati alla visionarietà. Tutto questo ha avuto un ruolo importante nella scelta di certe cose, di certe inquadrature, perfino di certi modi di immaginare lo spazio. Uno spazio sempre così lontano, come accade su un palcoscenico, su un boccascena.

Quali sono le tecniche e materiali che hanno caratterizzato la sua carriera? E i lavori che l’hanno resa più celebre nel mondo?
Per quanto concerne i materiali, ho utilizzato diverse tecniche tra cui ceramica, pittura a tempera e acrilico, che ritraggono il mondo in modo visionario e quasi astratto.
Ho realizzato dei collage seppur i lavori più iconici e apprezzati dal mercato risultano essere gli argenti realizzati tra gli anni 60/70 che rappresentano delle figure di donne, corpi, bambini eseguiti con una vernice industriale argento e oro che si ricollegano al linguaggio pop e all’industria cinematografica e pubblicitaria.

Nella sua vita sono stati molto importanti particolari incontri sia da un punto di vista artistico che affettivo, rappresentanti qui nel suo studio con il “muro della memoria”; ce li può raccontare?
Sicuramente molto importante è stata l’amicizia sia con il mondo artistico come il rapporto che mi ha legato a Mario Schifano che il mondo cinematografico con Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini.
Di cruciale importanza è stata la conoscenza con lo scritto Goffredo Parise, il mio grande amore. Goffredo è stato il mio compagno di vita per 25 anni, sino alla sua scomparsa, ma soprattutto la mia più grande fonte di ispirazione. Ricordo con estremo piacere un viaggio con lui a New York nel 1975 durante il quale purtroppo ci comunicarono il ritrovamento del corpo di Pier Paolo Pasolini.

È stata inaugurata una mostra presso il Ministero dei trasporti. E per i suoi 90 anni ci sono un bel po’ di mostre in fase di allestimento. È un grande riconoscimento alla sua carriera.
Sono davvero contenta in quanto continuo ad arricchire con la mia arte spazi istituzionali come il Ministero dei trasporti. Questo progetto espositivo si ricollega al progetto curatoriale legalo al Quirinale contemporaneo, in cui ho destinato in comodato d’uso altre 2 opere che sono state esposte per 3 anni e che continueranno a esser presenti presso la Fondazione del Quirinale contemporaneo. Sono molto legata a questo progetto in quanto è volto ad aggiornare l’immagine delle sedi istituzionali tramite l’inserimento di rilevanti espressioni del genio e dell’estro degli artisti italiani, dalla nascita della Repubblica ai nostri giorni: opere d’arte e oggetti di design che aggiungono un’importante testimonianza pubblica dell’eccellenza italiana in questo settore.

Davvero particolare, è la stanza della riflessione, una chicca dove sono presenti i suoi effetti personali, oltre a un camino e una piscina. E molto profondi sono anche i pensieri impressi da lei sulle pareti; sembra davvero qui il tempo non trascorrer mai.
È un luogo incantato per me, grande fonte appunto di riflessione, estremamente rilassante, dove ho sempre ritrovato me stessa e appuntano sulle pareti dei miei versi che potranno leggere i visitatori più artisticamente e culturalmente curiosi.

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