giovedì, 22 Febbraio, 2024
Attualità

Il turismo delle radici per riscoprirsi italiani

Intervista a Letizia Sinisi su nuovi percorsi territoriali e culturali

Da dove nasce l’idea del “turismo delle radici”?
Dalla necessità di riportare in luce una materia viva e originale. Un racconto antropologico con una declinazione innovativa, quella del “turismo delle radici”. Tutti chiedono di riaccedere ai luoghi della memoria, del ricordo che è simbolo di una comunità, di una famiglia fino alla singola persona. Le vite di oggi sono il frutto di percorsi e intrecci che hanno assunto il valore di dinastie.

C’è anche di più, ad esempio il suo impegno professionale?
Mi occupo di turismo delle radici da quasi 15 anni, oltre ad essere specializzata nel coach e nel design dell’incoming turistico esperienziale volto alla valorizzazione territoriale e delle eccellenze italiche. Dopo aver ricoperto ruoli dirigenziali presso multinazionali americane, ho conseguito un master in Destination Management e ideato lo stile di viaggio Rooting®, da cui deriva il modello territoriale di accoglienza che descrivo nel libro  auto pubblicato lo scorso novembre, “Turismo delle Radici – un’opportunità per ripartire con il Rooting Experience Planning.
Sono titolare di ItalyRooting Consulting, ditta individuale, e coordino il Laboratorio Internazionale Rooting (LIR), che ha aderito al Comitato Promotore del progetto 2023 Anno del Turismo del Ritorno e che vede al suo interno esperti di Italian Lifestyle in Italia e all’estero, oltre a studiosi, ricercatori e professionisti in campo antropologico, genealogico e turistico specializzati nello stile Rooting per piani formativi rivolti ad operatori turistici pubblici e privati. Svolgo attività formativa come docente esperto anche presso enti di formazione turistica, presso la Confartigianato nazionale, in alcune realtà universitarie e scuole secondarie. Faccio parte del tavolo nazionale sul turismo delle radici dal 2018, collaboro fattivamente con l’Associazione Italiana Alberghi Diffusi e sono socia delle associazioni Svegliamoci Italici e Simtur.

Può spiegarci il suo “metodo”?
Come ampiamente descritto nel libro, il Rooting è caratterizzato da specifiche metodologie narrative e dalla qualità del dettaglio, può avere diverse declinazioni ed è essenzialmente uno stile di viaggio, interiore ed esteriore, oltre che un modello di accoglienza collaudato in diverse aree territoriali.

Quali progetti ha realizzato di recente?
Abbiamo portato a compimento con successo qualche giorno fa il Grand Memory Rooting Tour, il primo Grand Tour delle Radici in cinque regioni italiane tra borghi e grandi città, che ha visto al suo interno quattro giornate del ritorno tra storia dei luoghi e storia familiare di una famiglia italo-americana.

L’Italia è centro delle iniziative?
ItalyRooting intende essere uno strumento di costruzione di ponti con l’Italia più vera in diverse forme attraverso il design di servizi e viaggi di ritorno nel peculiare stile Rooting®, in viaggio per le radici, nell’accezione di conoscenza della propria storia, così come dei territori visitati e della parte più vera e più bella del nostro Paese. 

Che emozioni sorgono?
In questi viaggi e/o esperienze si incontrano motivazioni dell’ospitato e dell’ospitante, aiutate da metodologie narrative e da una qualità di servizio che li fa sentire unici.

Turismo e radici, sarà il brand del futuro?
Uno degli ambiziosi obiettivi di ItalyRooting è quello di suscitare una forte spinta al viaggio in Italia nelle nuove generazioni, che, solo riconoscendovi un bisogno, possono essere indotte a soddisfarlo, sia che nel loro DNA ci sia l’Italia sia nei giovani in genere.

La cultura dell’appartenenza genera valore?  
Si lavora contemporaneamente su due tipologie di sviluppo, quello economico dei territori e quello umano di consapevolezza e di vero scambio interculturale. Infatti, nelle esperienze “disegnate” da ItalyRooting si apprende viaggiando ad essere italiani in quanto figli di Michelangelo e Leonardo.

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