sabato, 26 Novembre, 2022
Economia

Salario minimo. No della Confartigianato. Granelli: tutele più ampie con i Contratti collettivi

Salario minimo, il no della Confartigianato. Il diniego arriva, calcoli alla mano, dimostrando che lavoratori e imprese hanno già un percorso che favorisce e tutela il salario con la Contrattazione collettiva.
“La determinazione del salario deve continuare ad essere affrontata dalla contrattazione collettiva”, sottolinea la Confartigianato, “per non compromettere il delicato equilibrio fra retribuzione, tutele
contrattuali e competitività delle imprese che in Italia è garantito da oltre 70 anni da una contrattazione di qualità, estremamente diffusa, con un livello di copertura che non ha nessun altro Paese europeo”.

La sfida del Contratto nazionale Secondo lo studio di Adapt, sui quasi mille Ccnl depositati al Cnel meno della metà risulta effettivamente applicata e i soli Ccnl sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil coprono il 97%
dei lavoratori. Partendo da queste cifreil presidente di Confartigianato Marco Granelli lancia le sue
osservazioni critiche su interventi pubblici vincolanti in materia salariale. “L’introduzione di un salario minimo legale”, fa presente, “è improponibile poiché, nel caso in cui fosse inferiore a quello stabilito
dai contratti collettivi ne provocherebbe la disapplicazione e, nel caso in cui fosse più alto, si creerebbe uno squilibrio nella rinegoziazione degli aumenti salariali con incrementi del costo del lavoro non
giustificati dall’andamento dell’azienda o del settore”.

Garanzie e produttività

“La contrattazione collettiva”, spiega il Presidente di Confartigianato, “garantisce già condizioni e strumenti per sostenere i redditi e individuare modalità per migliorare la produttività. La fissazione ex
lege del salario sminuirebbe il ruolo svolto dalla negoziazione tra le parti sociali per l’individuazione di trattamenti economici congrui e coerenti, rischiando di colpire anche le tutele collettive e i sistemi
di welfare integrativi. Un patrimonio che in questa fase difficile sta offrendo un utile supporto ai lavoratori ed alle imprese, soprattutto in quei territori dove il welfare pubblico è carente se non assente del tutto”.

Strumento flessibile

Nell’artigianato e nelle piccole imprese, a giudizio di Granelli, la contrattazione collettiva definita dalle Organizzazioni più rappresentative, come la Confartigianato, “oltre a determinare salari rispettosi della Costituzione, è anche lo strumento che ha consentito di individuare soluzioni su misura per le esigenze organizzative e di flessibilità di imprese appartenenti a settori e con mercati spesso estremamente diversi fra di loro , assicurando, nel contempo, importanti tutele collettive ai lavoratori, anche attraverso il proprio consolidato sistema di bilateralità”.

Valore alla contrattazione

La Confederazione nelle sue note, rivela che la stessa Commissione europea, che invita i Paese membri a promuovere salari “adeguati ed equi”, valorizza la contrattazione collettiva quale strumento per
combattere la povertà lavorativa e migliorare le condizioni di lavoro.

“L’introduzione del salario minimo in Italia, diversamente a quello che si vorrebbe far credere”, prosegue la Confartigianato, “ridurre infatti proprio le tutele contrattuali dei lavoratori e, per quanto concerne i
working poor, avrebbe l’effetto di marginalizzare anche i lavoratori a basso salario relegandoli, nella migliore delle ipotesi, a percepire solo il minimo senza ulteriori tutele, e nella peggiore a trasformarli
in disoccupati o in lavoratori in nero”.

Pil, salari e Paese arretrato Il tema della crescita dei salari, sottolinea ancora la Confartigianato, “in Italia resta invece fortemente legato a quello della crescita del PIL, rimasta al palo a causa delle gravi inefficienze strutturali del nostro Paese, dell’elevato costo del lavoro, del gap di competitività con le imprese di altri Stati determinato, ad esempio, dal superiore costo dell’energia, dalle politiche di rigorosa austerity che hanno portato ad una consistente riduzione della buona spesa pubblica e degli investimenti pubblici”.

 

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