Bisogna togliere le mani del terrorismo dal mondo, prima che sia troppo tardi.
C’è un tempo della pace e c’è un tempo della guerra. Lo hanno ricordato uomini di fede e uomini delle istituzioni. Lo richiamo anch’io, nella convinzione che la pace rappresenti sempre il valore da perseguire, ma con il dovere di difenderla quando è minacciata da chi fonda la propria strategia sulla violenza e sul terrore.
Stiamo vivendo una stagione di profonda instabilità internazionale. Atti terroristici su larga scala (7 ottobre….) guerre, crisi regionali, minacce nucleari, tensioni economiche e continue provocazioni alimentano un clima di incertezza che destabilizza l’intera comunità internazionale.
Una delle principali cause di questa instabilità è, inequivocabilmente, rappresentata dalle organizzazioni terroristiche di matrice islamista e dai regimi che, direttamente o indirettamente, ne consentono il sostegno, il finanziamento o l’espansione.
Nel dibattito internazionale si richiama spesso il principio della sovranità degli Stati e dell’inviolabilità dei confini, principi certamente fondamentali del diritto internazionale. Tuttavia, tali principi non possono trasformarsi in uno scudo di regimi disumani e oppressivi dietro i quali trovino protezione organizzazioni armate che minacciano la sicurezza di altri popoli.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta oggi uno dei punti più delicati del pianeta, ma non è l’unico. Molte aree del mondo possono trasformarsi in nuovi focolai di crisi attraverso azioni terroristiche capaci di compromettere la sicurezza internazionale, le rotte commerciali e gli equilibri economici globali.
Il Medio Oriente continua a rappresentare il principale teatro di queste tensioni. È lì che, a mio avviso, la comunità internazionale deve concentrare ogni sforzo diplomatico e politico affinché cessino il sostegno e l’attività delle organizzazioni terroristiche come Hamas, Hezbollah e gli Houthi e venga eliminato ogni rischio di proliferazione nucleare.
L’obiettivo deve essere uno solo: impedire che il terrorismo continui a condizionare il futuro del mondo.
Nessuno ama la guerra. Nessuno può ignorarne il carico di morte, sofferenza e distruzione. Ma è altrettanto legittimo chiedersi se sia possibile convivere con una minaccia permanente fatta di terrorismo, missili, ricatti geopolitici e continui rischi di escalation.
La comunità internazionale deve parlare con una voce sola, pretendendo il rispetto del diritto internazionale, il contrasto al terrorismo in ogni sua forma e garanzie concrete affinché nessun Paese possa sostenere o favorire organizzazioni armate che minacciano la pace.
E se è l’Iran il centro di tutto questo “motore” di pericolo a partire dalle Torri Gemelle fino agli attentati in Europa, e fino ai giorni nostri con Hormuz, Gaza, Libano, Mar nero etc. etc. sia dato un ultimatum davanti al quale non ci può che essere una determinazione definitiva, per la pace e la stabilità del mondo.





