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Italia, la crescita rallenta: il Pil tiene, ma industria e imprese lanciano l’allarme

La fotografia dell’Istat mostra un’economia ancora in espansione grazie a consumi ed export, ma più vulnerabile: frenano produzione, occupazione e margini aziendali mentre lo scenario globale resta incerto
sabato, 11 Luglio 2026
3 minuti di lettura

L’economia italiana conserva un profilo di crescita, ma il quadro congiunturale perde slancio. Il Pil continua ad avanzare, i consumi mostrano una tenuta, l’export sostiene ancora l’attività economica, ma produzione industriale, occupazione e redditività delle imprese segnalano una fase più complessa. È questa la fotografia emersa dalla ‘Nota sull’andamento dell’economia italiana di maggio e giugno’ diffusa ieri dall’Istat, in uno scenario internazionale che resta esposto agli effetti delle tensioni geopolitiche e di una politica monetaria ancora restrittiva.

Il contesto globale offre segnali contrastanti. Gli Stati Uniti mantengono una dinamica economica più vivace, sostenuta dagli investimenti nelle tecnologie legate all’intelligenza artificiale, mentre l’area euro subisce con maggiore intensità gli effetti degli shock energetici. La Federal Reserve conferma i tassi d’interesse, la Banca centrale europea sceglie invece un nuovo rialzo di 25 punti base e porta il tasso sui depositi al 2,25%.

Le tensioni geopolitiche

L’accordo sul Medio Oriente e la graduale riapertura delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz favoriscono una riduzione delle quotazioni energetiche, con il Brent che a giugno si attesta in media a 85,4 dollari al barile dopo i picchi superiori ai 120 dollari registrati in primavera. L’euro scende a quota 1,15 sul dollaro, riflesso di aspettative di crescita più favorevoli per gli Stati Uniti e della ricerca di attività considerate rifugio.

Economia italiana, frena l’industria

In questo scenario l’economia italiana continua comunque a espandersi. Nel primo trimestre il Pil è aumentato dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, con un contributo positivo della domanda interna al netto delle scorte e un apporto ancora più rilevante della domanda estera. La crescita acquisita per l’intero 2026 raggiunge così lo 0,6%, un dato che conferma una capacità di tenuta nonostante il rallentamento del commercio internazionale e le tensioni geopolitiche. Il segnale meno favorevole arriva dall’industria. A maggio la produzione ha registrato una flessione dello 0,3%, dopo tre mesi consecutivi di incremento.

Consumi giù, salgono i prezzi delle case

La contrazione ha interessato soprattutto i beni di consumo e quelli intermedi, mentre il comparto energetico cresce del 4,6%. Il dato mensile non ha cancellato il progresso del trimestre marzo-maggio, che ha mostrato comunque un aumento dello 0,9%, sostenuto dai beni strumentali. Le costruzioni confermano invece una dinamica positiva, favorita dalla crescita delle compravendite immobiliari e dall’aumento dei prezzi delle abitazioni esistenti. Anche i servizi mantengono un segno positivo sul piano mensile, pur con una lieve contrazione nel confronto trimestrale.

Export positivo

L’export continua a rappresentare uno dei principali punti di forza dell’economia italiana. Nei primi quattro mesi dell’anno le esportazioni aumentano del 3,2% su base tendenziale, mentre le importazioni crescono dell’1,4%. I mercati extra europei mostrano un dinamismo superiore rispetto a quelli dell’Unione europea, con un avanzo commerciale che sale da 19 a 21,4 miliardi di euro. Le vendite verso gli Stati Uniti restano in territorio positivo, pur con un saldo commerciale in riduzione. Accelerano invece le esportazioni verso Cina e Svizzera, mentre il Medio Oriente continua a risentire delle conseguenze del conflitto nell’area del Golfo.

Lavoro, più occupati ma tra gli over 50

Il mercato del lavoro offre indicazioni differenziate. A maggio gli occupati sono scesi a 24 milioni e 336mila unità, con una riduzione dello 0,1%, pari a 22 mila persone. Il calo ha interessatouomini, donne e quasi tutte le classi d’età, mentre gli over 50 rappresentano l’unica eccezione. Il tasso di occupazione si è attestato al 63%, ma quello di disoccupazione cala al 5%, un livello inferiore alla media dell’area euro, ferma al 6,2%. Nel confronto trimestrale, invece, il numero degli occupati è cresciutodi 119 mila unità e si accompagna a una riduzione sia delle persone in cerca di lavoro sia degli inattivi. Sul fronte dei prezzi emerge un quadro di graduale normalizzazione.

L’inflazione armonizzata è rallentata al 3,1% a giugno dal 3,2% di maggio, ma ha superato la media dell’area euro, pari al 2,8%. La componente energetica continua a rappresentare il principale fattore di pressione, mentre alimentari e servizi mostrano una dinamica meno intensa. Il costo del carrello della spesa è sceso all’1,6% e anche l’inflazione di fondo si è portata all’1,6%, segnale di un progressivo raffreddamento delle spinte inflazionistiche più diffuse. Parallelamente sono aumentati i prezzi dei prodotti importati e quelli alla produzione industriale, soprattutto per effetto dell’energia.

Imprese redditività in flessione

Il focus dell’Istat dedica infine un’attenzione particolare alla redditività delle imprese. Dal 2019 a oggi prezzi di vendita e costi degli input crescono quasi con la stessa intensità, rispettivamente del 18,4% e del 17,7%, mentre il costo del lavoro aumenta del 12,9%. Dopo l’espansione registrata nel 2023, i margini di profitto entrano in una fase di riduzione. All’inizio del 2026 la compressione interessa tutti i principali comparti produttivi perché l’incremento dei costi supera quello dei prezzi di vendita. Un elemento che, insieme al rallentamento dell’industria e alla stretta monetaria, indica come la crescita dell’economia italiana continui a poggiare su un equilibrio ancora esposto ai fattori di rischio internazionali.

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